I link dei maestrini su del.icio.us (tieni il puntatore sul link e compare la spiega)

14 febbraio 2008

Si sta come d'estate

Testa leggera, voglia di guardare avanti, una pazienza elegante nel rispondere per l'ennesima volta alle stesse domande, imperdonabili anche se da persone diverse. Forse l'unica community per cui varrebbe la pena di produrre contenuti è quella dei clienti titubanti in ansia da controllo perso (in effetti, all'aperitivo, parlando di formazione, in realtà parlavamo di questo, no?)

Anche per questo sono contenta di avere questo mese altre due occasioni di parlare in pubblico e di cercare di spingere avanti il ragionamento, senza preoccuparmi di nessun altro dovere che non sia quello di essere stimolante, interessante, non compiacente.

Venerdì 15 febbraio, Spread the Word - ore 15 - IULM, Aula Seminari
Venerdì 22 febbraio, WebDays, dalle 9:30, Circolo dei Lettori, Torino
Sabato 23 febbraio, TorinoBarCamp2008, dalle 9:30

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27 settembre 2007

Semplificare le cose

Io non ho mai avuto paura a parlare in pubblico; come per molte persone introverse è il contatto diretto a spaventarmi e un pubblico, anche di poche persone, è molto lontano. La sofferenza arriva dopo, quando capisci che nella migliore delle ipotesi pochi hanno capito di cosa parlavi e nella peggiore hanno travisato. Le critiche sui contenuti sono gestibili, le critiche personali insopportabili, dolorosissime, ingiuste per definizione. Ogni volta mi riprometto di non cascarci più, ma poi persevero.
Anche per questo quando qualcuno non solo ascolta, non solo capisce, ma addirittura sintetizza chiarendo io copio e incollo, ringrazio e faccio pure la ruota:
Mafe suggerisce un cambiamento di prospettiva e propone di iniziare a vedere internet come continuità anzichè come cambiamento. Da quando è nata, la rete si è evoluta per gradi, ma quello che spesso sfugge è che gli strumenti di comunicazione che hanno avuto successo nella storia di internet, dalle e-mail ai blog, presentano sempre i medesimi tratti comuni: apertura, facilità di relazione (ad esempio, la possibilità di linkare altre discussioni/materiali) e distribuzione, ovvero la sempre maggior facilità nel far viaggiare i contenuti. Dunque, se esistono tratti comuni probabilmente è possibile vedere il 2.0 come qualcosa di familiare, anzichè come un mondo complicato e sconosciuto. Mano a mano che gli strumenti di comunicazione si moltiplicano, le aziende hanno a disposizione potenti mezzi con cui ascoltare i clienti, ma non solo. Se volessero davvero contribuire alla conversazione con contributi interessanti, avrebbero una percezione immediata delle reazioni dei propri pubblici, attraverso un feedback diretto. Mafe propone dunque di ripensare il web come un mezzo per liberare le energie aziendali, riconducendolo in un’ottica familiare e rassicurante.
Questo è un po' il succo di quello che vado predicando da ormai dieci anni; sono un po' stanca di ripeterlo (anche se mi pagano per farlo) ma insisto, perché sono convinta che questo comporti un miglioramento che va un po' oltre gli scopi del marketing.

Grazie quindi a Feba per la prodigiosa sintesi, a Elena per aver pensato a me e ad Alessandra Farabegoli di Wafer per avermi invitato a uno dei suoi WebCocktail, formula davvero interessante a metà tra un convegno "serio" e un BarCamp.

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06 settembre 2007

Qualcosa di

Dirò qualcosa di sinistra, anzi no, di destra, anzi, facciamo di sensato. Ché il Maestrino mi fa gli occhi dolci e devo innervosirlo. Dirò che non capisco per quale logica si pensa di reagire nello stesso modo alle minacce alle persone (i lavavetri aggressivi) e danni alle proprietà (i graffitari). Dirò che non vedo la notizia nell'impedire a chi viola la legge di farlo e che non vedo in che modo questo impedisca di attuare le politiche sociali che portano a violare la legge, anzi. Dirò che chi evade le tasse deve pagarle (e non è "vendetta contro i ricchi") e che chi si arricchisce mandando gente in giro a sfruculiare il mio senso di colpa dev'essere fermato (anche rendendo più difficile la "questua molesta", sì, ma non solo).

Dirò che chi difende chiunque imbratti un muro danneggia soprattutto chi quei muri li migliora (e la differenza è a portata di cretino). Dirò che meglio i graffiti dei cartelloni pubblicitari, ché da mesi mi sembra di vivere in una scatola per cerebrolesi. Dirò che "tolleranza zero" era un'espressione idiota a New York ai tempi, figuriamoci a Roma oggi. Dirò meglio rimpatriato che in un cpt (che ci sono ancora, pari pari). Dirò che se il carcere è la soluzione, come mai non ci abbiamo messo i piromani? E se il proibizionismo è la soluzione forse la cocaina è in vendita libera e non me ne sono accorta. Quello di cui mi sono accorta è che avevo una tenuissssssima speranza, e non la trovo più.

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27 febbraio 2007

Tenere lontano dalla portata dei cretini

Ieri sera ero stanca, ma così stanca che mi sono messa a giocare con una candela; era così bello indirizzare la fiamma verso i lati, vedere la cera sudare e gocciolare, creando strani disegni, era così bello che sono andata completamente in trance.
Per le piccole bruciature ho risolto con il Foille, ma qualcuno sa come si toglie la cera da un maglione di cachemire (se si può)?

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