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12 gennaio 2008

Fastweb NON blocca il P2P?

Update: dopo una serie estenuante di esperimenti, l'unica cosa che posso affermare con certezza che il problema dell'accesso al web negato durante l'uso di Bittorrent si verifica solo con alcuni software (per esempio Trasmission) e solo sotto Leopard. Che il problema si ascrivibile a una bizzarra congiunzione astrale di software e incompatibilità piuttosto che a un'azione volontaria di Fastweb ora mi pare decisamente più probabile. Case dismissed, per ora.



Il post originale:

E' una settimana che ogni volta che apro Bittorrent mi crolla la banda sul Web, tanto da non accedere quasi a nulla. E' il caso di fare qualche test. Queste screenshot sono state fatte a distanza di pochi minuti una dall'altra, sia con Bittorrent attivo che chiuso:

(screenshot rimosse in quanto non più rilevanti, banda risparmiata)


Tele2 ha già ammesso, pare, di filtrare il traffico P2P. Gli altri provider ancora no, ma l'unica spiegazione dei dati qui sopra è: quando Fastweb intercetta una connessione Bittorrent mi blocca l'accesso Web.


E' importante tenere presente almeno due cose:

1. Bittorrent serve anche per lo scambio di contenuti di libera diffusione. Su Bittorrent ci sono milioni di contenuti user generated a cui si applicanno licenze di copyright che ne permettono lo scambio libero, e milioni di contenuti (film, musica) contenuti facenti parte ormai del pubblico dominio, quindi legittimamente scaricabili. Il sospetto è che Fastweb mi stia impedendo di accedere a contenuti a cui ho il pieno diritto di accedere. In questo caso si può ipotizzare la negazione di un servizio contrattualizzato, ovvero un'inadempienza contrattuale.

2. Se i provider cominciano a filtrare il traffico in base ai contenuti, chi impedirà loro di decidere a priori quali contenuti servirmi e quali no, in base ai loro interessi? Chi impedirà a Fastweb di servirmi più rapidamente i contenuti di partner commerciali e più lentamente quelli di loro concorrenti? Qui non è in discussione il mio diritto a scaricare materiali coperti da copyright (diritto che ho peraltro rivendicato in altro post) ma il mio diritto ad accedere con la stessa libertà e velocità ai contenuti che desidero (indipendentemente dalla loro licenza).

L'unico provider che perlomeno dichiara quello che ti lascia scaricare* e quello che no sembra essere NGI, che molti mi consigliano come serio, veloce e affidabile. Un po' caro, ma se spendo 60€/mese per Fastweb posso ben spenderne 49,75+IVA per NGI, con
4096 kb/s garantiti in download, un IP statico e nessuna limitazione sul P2P. Sono utente Fastweb soddisfatto dal 2001 ma se c'è una cosa che non tollero è che mi si dica cosa devo fare e cosa no. Ovvero che si metta in discussione quella che si chiama Net Neutrality.

*Stefano Quintarelli mi segnala un post in cui elenca tutti gli ISP italiani che chiariscono le policy al riguardo


(grazie a Antonio Bonanno per la consulenza sulla terminologia relativa a copyright e licenze)

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01 dicembre 2007

Dieci ragioni per lasciare che tuo figlio scarichi

Non ruberesti un DVD. Ogni volta che vedo gli spot antipirateria della SIAE, con quel tono da dieci comandamenti, mi viene voglia di andare a scaricare qualcosa. Non per spirito di contraddizione, ma perché tutte le associazioni che dicono di difendere il diritto d'autore in realtà si stanno arroccando a difesa di una legge sul copyright che è ampiamente superata, e lo sanno loro per primi. La cosa che mi fa impazzire è che quello che semmai sta allontanando gli spettatori dalle sale cinematografiche e dai negozi di musica è proprio la difesa del copyright così come è attualmente regolato.

Ok, un po' di hard facts, che ognuno tragga le sue conclusioni:

1. L'industria cinematografica è in difficoltà. Falso: worldwide box office reached an all-time high in 2006 with $25.82 billion, an 11% increase (Variety)

2. L'industria musicale è in difficoltà. Falso. Sono le vendite di CD che sono in calo (inevitabilmente). Le vendite di musica digitale online sono in crescita dal 166 al 200% all'anno (dati RIAA via TNT-audio.com). Sono ancora numeri piccoli? No: sono 2 miliardi all'anno e crescono in fretta.

3. La gente vuole scaricare e non pagare. Falso, e non ha senso. La gente vuole pagare, altrimenti iTunes non venderebbe mp3 e film. La gente vuole poter scaricare pagando quello che considera giusto. In mancanza, scarica a gratis. Inoltre, non è provato che il file sharing abbia impatto negativo sulle vendite, anzi gli studi ipotizzano che le faccia aumentare.

4. Fermare Bittorrent è impossibile, tecnologicamente, quanto lo è pensare di fermare Internet. Punto che non necessita di ulteriori elaborazioni e non ammette smentite. Anche dovessero riuscire a chiudere Bittorrent, ne nascerebbe subito un altro.

5. L'attacco alla net neutrality (i fornitori di accesso che rallentano o bloccano Bittorrent) è probabilmente uno spauracchio con i piedi d'argilla. L'innovazione tecnologica è sempre avanti a questi tentativi. Essendo nel libero mercato, lo spettro virtualmente infinito di frequenze disponibili verrà prima o poi aperto.

6. La legislazione sul copyright è talmente delirante che il cittadino medio la viola più volte al giorno senza neanche rendersene conto . Le generazioni più giovani non considerano la violazione del copyright un reato. E sul lungo periodo il sentire comune l'ha sempre vinta sulla legge. Se la maggior parte delle persone pensa che un comportamento sia legittimo, la legge deve adeguarsi. E' per questo che la battaglia delle major è molto più mediatica che legale.

7. Non esistono soluzioni alternative al copyright e alla distribuzione tradizionale. Falso: in Scandinavia stanno già sperimentando il collective licensing per i contenuti digitali (proposto nel 2004 dall'EFF e mai preso in considerazione dalle major). In Canada il file sharing senza scopo di lucro non è reato.

8. Una soluzione come il collective licensing (un fisso annuo per scaricare a piacere) non può garantire la sopravvivenza dell'industria. Falso. Il turnover del cinema nel mondo è di 26 miliardi di dollari. Con 1,244 miliardi di persone connesse (in rapidissima crescita) il collective licensing sarebbe fattibile con un fisso annuo di 20$ a testa (facciamo 35 nel mondo occidentale e 5 nel terzo mondo?) garantendo l'attuale guadagno delle major (dvd esclusi, ma quelli prima o poi crepano comunque). Inoltre il collective licensing permetterebbe di retribuire gli autori in misura dell'effettivo gradimento dei consumatori.

9. Il collective licensing è un contratto sociale prima che legale: le major devono rinunciare a parte dei profitti smisurati che stanno facendo se vogliono trovare un accordo. Anche perché non hanno il coltello dalla parte del manico (e anche i legislatori scaricano).

10. Sul lungo periodo, andando verso una copertura sempre maggiore della popolazione mondiale, il fatturato delle industrie dell'intrattenimento salirebbe enormemente, consentendo nuovi investimenti e un periodo di vitalità del mercato e aumento di diversificazione e quantità dei prodotti offerti mai visto nemmeno negli anni d'oro di Hollywood.
(ok, questo non è un hard fact, ma è più che plausibile)



Questo è quello che prima o poi accadrà. Sarebbe bello avere per una volta un confronto pubblico con SIAE, FIMI e distributori cinematografici e musicali su questi temi. Un confronto che non parta da posizioni di difesa a tutti i costi ma avvenga su basi razionali. Chissà che qualcuno non abbia voglia di organizzare un convegno con blogger e major, prima o poi.

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