I link dei maestrini su del.icio.us (tieni il puntatore sul link e compare la spiega)

30 ottobre 2007

Il contratto che recinta i giornalisti

Chi mi legge capisce regolarmente lo sa: credo che nella stragrande maggioranza dei casi i singoli siano intelligenti, competenti e leali e che le organizzazioni note come aziende siano il modo più efficiente per trasformare l'interazione dei comportamenti dei singoli in un pantano ipocrita e senza senso. Marco Mazzei dà una buona dimostrazione di questa mia convinzione parlando di una categoria di cui ci si lamenta spesso:
Il contratto - e i giornalisti italiani, però, hanno un problema più grande, che si chiama organizzazione del lavoro e ruoli. Il contratto giornalistico disegna un’organizzazione rettangolare, gerarchica e chiusa. Rettangolare nel senso che può essere rappresentata con una serie di rettangoli all’interno del quale è scritta una definizione; un rettangolo sopra l’altro si parte del praticante per arrivare al direttore responsabile, passando per redattore, caposervizio e caporedattore (esistono simpatiche sfumature come i “vice” che non cambiano la sostanza). Questo modello non esiste in Rete e quindi non può funzionare. In Rete ci sono i cerchi, e le strutture sono aperte.

Leggetelo tutto, il suo post: il sistema siamo noi, è fatto da persone come noi, se noi accettiamo che non si può cambiare siamo fottuti.

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29 ottobre 2007

Non sono riuscita a ottenere molte informazioni da Federica Migliardo (vedi post sul Festival della Scienza) sulle motivazioni dello scarso utilizzo della rete da parte della comunità scientifica. La questione è interessante perché proprio la rete potrebbe risolvere molte delle issues tipiche della categoria (la difficoltà di diffondere i risultati delle ricerche e di renderli comprensibili, la tendenza dei media a spettacolarizzare i risultati, lo scarso riconoscimento economico e sociale). La sensazione è stata che Migliardo sia una battitrice libera e quindi la persona meno indicata con cui parlare di azioni collettive e/o progetti di condivisione: la curiosità mi è rimasta e sto cercando in rete esempi interessanti (se ce ne sono).

Chiedo quindi agli amichetti ricercatori: Angelo, Marco, Marta, Luca (tramite PippaW) se riescono a darmi loro qualche risposta: magari esiste una rete sommersa di ricercatori che usano i blog e i social network per condividere le loro esperienze (e difficoltà) di ricerca in termini comprensibili a noi comuni mortali, magari no, perché (come dice Migliardo) i ricercatori non hanno tempo e non possono discutere le ricerche in corso.

A me aveva molto colpito il caso di Ilaria Capua che al contrario ha intrapreso una battaglia personale per poter diffondere i dati almeno durante le emergenze sanitarie:

Ilaria Capua, una delle principali esperte italiane (e una delle più stimate in Europa) del virus dell'influenza aviaria diventa protagonista a livello internazionale di una battaglia per la trasparenza sulla ricerca sul virus dell'influenza aviaria rivolgendo "un accorato appello" ai suoi colleghi ricercatori e all'Organizzazione Mondiale della Sanità. La proposta: rendere pubbliche immediatamente tutte le sequenze geniche disponibili del virus dell'aviaria.

Chi ha ragione? Esiste una "ragione"? Sono due casi comparabili? La comunità scientifica non collabora per le oggettive difficoltà di un lavoro immersivo e metodico? O c'è anche una componente di burocrazia e di competizione che frena i risultati della ricerca e quindi mette a rischio la nostra salute e le nostre speranze di veder risolti problemi come l'effetto serra o le malattie incurabili?

Mi piacerebbe che nei prossimi giorni al Festival della Scienza il tema saltasse fuori di nuovo :-)

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27 ottobre 2007

Mafismi

Faccio fatica a prendere sul serio chi ci riesce benissimo da solo.

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26 ottobre 2007

Information R/Evolution

Da Mike Wesch, l'antropologo culturale che ci aveva già dato The Machine is US(ing) US, un nuovo video su come la Rete e la transizione dai supporti analogici a quelli digitali abbia cambiato l'informazione, il modo in cui la produciamo, la consumiamo e la trasmettiamo. Definizioni di informazione, la sua liberazione dal mondo fisico, l'affrancamento dalle ontologie, l'ipertesto, il social bookmarking, le folksonomie. Ancora una volta in uno stile brillante e originale. Anche questo, da vedere e diffondere.


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SPMCL

Domenica ce ne andiamo al Festival della Scienza ad annuire entusiasticamente qualunque cosa dica Federica Migliardo (magari è la volta buona che capisco la storia del gatto).
Dal 5 all'8 novembre siamo a Berlino al Web 2.0 Expo: il programma è da capogiro e penso che per una volta invece di cazzeggiare starò seduta buona buona.
Proposito opposto invece per Le web3 a Parigi (11/12 dicembre): visto l'anno scorso metto in conto molto social e poco content, però spero di intervistare lui.
Degli ultimi due eventi - wi-fi permettendo - pensiamo di fare un live blogging sia qui su sia su Style.

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25 ottobre 2007

Una domandina

Un privato come fa a pagare le tasse sugli AdSense? Cosa posso dare al commercialista? Come azienda (Filmagenda) lo so, ma come privato?

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Le grandi inchieste dei Maestrini: le tarme

Ma perché le tarme rosicchiano la lana solo in punti molto evidenti, con una netta preferenza per il punto che si posizionerà su o vicino ai capezzoli?

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24 ottobre 2007

La parola di ottobre

La parola ricorrente nel mese di ottobre è: "claustrofobia".

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23 ottobre 2007

No broken windows

Io e mio fratello abbiamo un particolare talento per creare il massimo disordine possibile a partire da pochissimi elementi e in un lasso di tempo risibile. Quando vado a trovarlo nel giro di pochi minuti tutta la sua roba è sepolta dalla mia: forse dovremmo creare delle installazioni e spacciarle per arte moderna.
Mia sorella non ha mai sviluppato questa particolare abilità (forse per questo lei vive ancora con i miei genitori), anche se quando viene qui si rivela molto abile nell'arte di far esplodere la valigia (è una di quelle persone che quando partono per un fine settimana si portano dietro il PHON). Insieme siamo imbattibili, noi tre.
Comunque, devo dire che me la cavo benissimo anche da sola: mi guardo attorno e dopo poche ore dalla partenza dell'uomo che mi costringe alla civiltà la casa sembra aver subito una perquisizione ostile. Ma come faccio?? E perché patendo il disordine non riesco a essere ordinata?

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22 ottobre 2007

Guarda qui, guarda l'uccellino

Come non rilanciare Floria:
E, riflettendo, mi sono chiesta: è facile, per noialtri blogger ignoranti, stracciarsi le vesti per un presunto attacco alla nostra libertà di espressione, attacco che forse nasce più dall'ignoranza tecnologica dei nostri ministri che da vera malignità di intenzioni ... ma se la posta in gioco fosse altra? Se la nostra preziosa "libertà" di opinione venisse subdolamente strangolata, in tutto o in parte, dall'impossibilità, creata ad arte, di navigare liberamente ovunque in Internet, così com'è stato finora? Se per censurare non ci fosse bisogno di cervellotici ROC ma bastasse intervenire sull'architettura della Rete, semplicemente rallentando o rendendo non conveniente, se non addirittura impossibile l'accesso ai diversi contenuti quando non graditi agli Internet Provider? E allora perché non ci incaxxiamo anche (e soprattutto) per questo?


Se vuoi saperne di più: Quinta's blog | Save the Internet | Suggeritemi altre fonti

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21 ottobre 2007

Call me Cassandra

Qualche giorno fa ho scritto:
Chi vuole vendere il suo blog e la reputazione con esso guadagnata, è liberissimo di farlo, ma per favore, non mettetemi (non metteteci, che il Maestrino sottoscrive) nello stesso campo da gioco.
Frase che basta conoscere a memoria Pulp Fiction per capire che non c'era nessuna intenzione di definire buoni e cattivi, ma che sono due cose diverse.
D'altra parte, qualche mese fa avevo scritto:
Quello che vedo più pericoloso, in termini di contaminazione di una dinamica fertilissima di condivisione disinteressata, è l'ambizione di usare il proprio blog come trampolino di lancio per la visibilità sui media, la popolarità e la professione. Pericoloso non in assoluto, ma solo quando genera una scrittura paraprofessionale, la convinzione di dover "coprire" tutti gli argomenti e un'inconscia (ma anche no) mediazione tra ciò che si desidererebbe scrivere e ciò che conviene scrivere.

In quest'ultimo caso a mio parere sarebbe opportuna una maggiore consapevolezza del fatto che, a prescindere dallo strumento utilizzato, si esce da una dinamica sociale per entrare in una editoriale, cambiando a tutti gli effetti campo di gioco.
Sarà anche per questo che non riesco (ancora) a indignarmi per il decreto legge che estende l'obbligo di registrazione al ROC a "qualsiasi attività editoriale su web" (diciamo che mi indigno che ci sia una roba come il ROC, a prescindere dalle recenti modifiche). In realtà il testo del decreto, nel definire quali sono le "attività editoriali" che dovranno registrarsi, le specifica così:
"Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".
A me sembra (ma posso sbagliarmi) che "nonché" sia una subordinata aggiuntiva, molto vicina a un "relativa" che lega le due cose. Questo vorrebbe dire che al ROC si deve registrare chi realizza un prodotto editoriale (anche se sotto forma di blog) E ne vende la pubblicità, non chi ha un blog a puro scopo sociale (la stragrande maggioranza). La frase sulle finalità non lucrative può trarre in inganno, ma lo scopo di lucro non è determinato dalla presenza di scambi economici.

Se è così, io non riesco a combattere un decreto che determina maggiori responsabilità per chi svolge un'attività professionale online (è questo l'altro "campo da gioco" di cui parlo da mesi), anche perché è una misura che riguarda davvero un numero minimale di siti che spesso del blog hanno solo il software (anche se certe sirene che millantano enormi guadagni stanno aumentando il numero di futuri delusi in giro).

Se invece quel "nonché" è volutamente impreciso e il decreto mira davvero a far registrare al ROC tutti i blog, è l'ennesima legge inapplicabile (come quella che avrebbe dovuto obbligare tutti a consegnare in biblioteca una copia del proprio blog) e davvero non riesco a vederla come una "Internet Tax", soprattutto considerando la pronta smentita del responsabile della legge.

Condivido l'ansia per qualunque tentativo di regolamentare la libertà di espressione in rete e detesto la burocrazia di strumenti come il ROC, ma credo sia opportuno restare calmi, evitare gli slogan (qualunque cosa sia, non è una "internet tax") e accettare il fatto che la rete non è (e non deve essere) una zona franca in cui valgono regole più lievi per chi informa (i blog tematici) o peggio ancora per chi diffama.

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20 ottobre 2007

Tim: niente servizio, ma conveniente

ho aspettato a lungo per fare questo post. quattro mesi. e adesso non avrei neanche più voglia di parlare di Tim, tanto sono nauseato. ma magari c'è qualcuno che si è informato o ha sentito la pubblicità e ha scoperto che c'è un'offerta TIM rivolta alle aziende che si chiama TIM Tutto Compreso ed è molto conveniente. e a quel prezzo, con 200MB al giorno di traffico dati, lo è. cioè lo sarebbe, se permettesse l'accesso a Internet.

invece è da luglio che una volta al mese TIM ci lascia senza connessione. una volta al mese ci taglia fuori e dobbiamo chiamare per giorni e giorni il 119 per farcela riattivare. unica risposta ottenuta finora: il servizio vi disattiva per tutelarvi. cioè ci hanno venduto 200MB di banda al giorno ma se ne usiamo più di qualche centinaio di KB ci tagliano fuori. per tutelarci.
metà delle volte che ci ho provato finora, la connessione UMTS/Edge non è disponibile o apare disponibile ma non funziona.
finora abbiamo potuto usufruire del servizio si e no per il 5% del tempo e per l'1% della banda.
la copertura del servizio voce è a dir poco insoddisfacente (in confronto a Vodafone).
il nokia brandizzato TIM rende impossibile associare una mail di propria scelta al tasto apposito e personalizzare la home page del browser. per non parlare dell'installare applicazioni "potenzialmente pericolose" (=non perfettamente certificate, = non comprate dai siti Nokia o Tim). ma quello è colpa di Nokia, suppongo.
il sito TIM è inutilizzabile per metà delle voci di navigazione.

poi, ci sarà anche qualcuno a cui il TIM Tutto Compreso funziona, non lo metto in dubbio. purtroppo per me, non sono io. il che influisce parecchio sulla mia user experience.

in sostanza: per la nostra esperienza TIM Tutto Compreso è conveniente se prevedi di non utilizzare il servizio che ti vendono.
così siamo capaci anche noi: domani facciamo Maestrini Tutto Compreso: qualcuno è interessato a due Nokia N70 con sim disattive? non funzionano, ma garantiamo che è molto conveniente.

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18 ottobre 2007

No more slide pliz

Più o meno un anno fa cercavo di spiegare qual è il rischio che corrono gli editori incapaci di migliorare la propria offerta informativa (e pubblicitaria). Oggi (via Online Community Report) Trevor Edwards, uno dei corporate vice president di Nike, dice chiaro e tondo come potrebbe cambiare il rapporto delle aziende con i media con l'affermarsi di un medium dove un'azienda può comunicare senza dover acquistare spazi tabellari:
"We’re not in the business of keeping the media companies alive, we’re in the business of connecting with consumers.”

D'altra parte ha ragione anche Layla quando ci ricorda che:
"Oggi non è plausibile pensare che un solo mezzo, fosse anche Internet che certamente è più di un media, possa rispondere esaustivamente alle esigenze di marketing e comunicazione.

La conclusione è una sola: c'è un enorme spazio di mercato per un editore illuminato e un po' meno miope del solito. Ci sono volontari?

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17 ottobre 2007

Mestruo indi sono

Quando in una serie tv o in un film c'è un personaggio psicotico - tipo la mamma di Abby in ER o la figlia di Erin Driscoll in 24 - la caratterizzazione del personaggio ha sempre a che fare con il rifiuto di prendere le medicine che dovrebbero renderlo "normale". Lo spettatore assennato scuote la testa, si immedesima coi parenti, inveisce contro gli sceneggiatori e non capisce perché diamine questo qui non si vuole curare. Io sì.

Ho smesso di prendere la pillola anticoncezionale tre volte nella mia vita, tutte e tre le volte perché la pillola, appiattendo il ciclo, mi rende "normale". Sul bugiardino la chiamano depressione, ma non so se è corretto: è che senza gli alti e bassi del ciclo ormonale io intellettualmente divento un'ameba. A me piace tutto del ciclo ormonale, mestruazioni comprese. Anche se il mio ex fidanzato faceva i cerchietti rossi sul calendario per ricordarsi che nei giorni precedenti non doveva assolutamente contraddirmi. Anche se - invecchiando - alla rabbia rissosa della sindrome premestruale si aggiunge la tristezza profonda di quello sgocciolamento che significa che un altro ovulo è andato e che non stai assolvendo al tuo dovere biologico. Anche se, avendo un ciclo breve, a volte mi sembra che le mestruazioni precedenti non siano neanche finite, tanto vola il tempo.

E' vero, non ho mai avuto mestruazioni lunghe o dolorose, quindi viaggio leggera quando affermo di vivere meglio quando un paio di volte al mese la natura mi ricorda che sono un animale.
Un animale che va in calore - su, sorelle, rinuncereste all'ovulazione? Con quell'istinto insinuante di strofinarti al primo maschio passabile che ti attraversa la strada? Quei giorni del mese in cui capisci perché per gli uomini i preliminari sono una tale palla, vogliamo dirlo?
Un animale di cui si decompone un pezzo ogni 24 giorni, sanguina (e non muore, cit), puzza, sclera, cerca la rissa, piange, ride, all'improvviso si placa, ti guarda negli occhi e sa che stai pensando "questa ha le sue cose".
Ebbene sì, e non solo: non sai quello che ti perdi.

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16 ottobre 2007

Prendendosi il tempo per

Avvicinarsi velocemente impedisce di apprezzare i particolari e in molti casi è solo la loro combinazione a permettere una reale percezione dell'insieme. Ognuno di noi rileva particolari diversi e solo quando ognuno di questi è valido in sè e coerente con il tutto siamo di fronte a qualcosa di talmente interessante da richiedere tutta la nostra attenzione (e molto rispetto).

E' il caso delle community, in cui la cura dei particolari - impliciti ed espliciti - è vitale per la sopravvivenza di un sistema complesso in cui i risultati dipendono dal modo imprevedibile in cui persone diverse sceglieranno di fare attenzione a elementi diversi e di ricombinarli. Le community decollano grazie a fattori incrementali imprevedibili (perché dipendenti dai singoli partecipanti): la cura di ogni singolo aspetto paga più che la pianificazione razionale. L'insieme dei comportamenti dei partecipanti non è sotto il nostro controllo, i singoli elementi sì. Ognuno di questi elementi dev'essere inattaccabile da diversi punti di vista, anche se il benvenuto - la registrazione - è il più delicato (e vincolarlo troppo sempre un grave errore, soprattutto se le motivazioni delle scelte progettuali non sono importanti per chi invitiamo a partecipare).

Ogni nodo - che sia sito, blog o persona - è un'isola e arrivarci in aereo - all'improvviso - è il modo più veloce e più sbagliato: approdare via mare - viaggiare lentamente - ha indiscutibili vantaggi quando parliamo di costruire relazioni con posti, con aziende, tra persone.

E' il caso della Sardegna, impossibile da capire se la si guarda solo dalla terra o dall'aria. E' il caso di Tiscali, azienda impossibile da apprezzare pienamente se nel tuo campo visivo entra solo l'oggi di una realtà aziendale matura e di successo, ma che ha un suo preciso senso solo se riportata a una storia fatta di coraggio, di rischi, di visioni e di asprezze. Le strategie di oggi - a prima vista conservative - hanno senso solo se inquadrate in un progetto complessivo che - come notava Lele - è sempre lo stesso: far godere piu' persone possibili delle innovazioni nella trasmissione di informazioni. E' il progetto a cui io sto dedicando la mia vita professionale (rinunciando ad altre strade, più comode e più fruttuose) e anche per questo Tiscali per me è su un altro livello rispetto ai concorrenti. Sono entrata a Sa Illetta in punta di piedi ed essere stata accolta e ascoltata con attenzione e rispetto è un'ulteriore dimostrazione dell'umiltà che caratterizza le persone e le aziende migliori.

Così come l'aereo è un mezzo veloce che non lascia il tempo di cogliere l'insieme, pur creandone l'illusione, faccio fatica ad accettare la necessità di incontri concentrati (seppur graditissimi) che non ti lasciano il tempo di guardare, ascoltare e identificare i nodi prima di tuffarti nella conversazione: in pochissime ore elementi eterogenei si mescolano senza lievitare e rimane la sensazione di aver potuto e dovuto parlare di più, invece di ascoltare reverenziali. In ogni caso, Tiscali per me è l'azienda che ci ha regalato Internet così come la conosciamo e che ha avvicinato le persone partendo da un'isola proverbialmente nota per la chusura dei suoi abitanti: difficile pensare di potere avere qualcosa da aggiungere.

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10 ottobre 2007

La scomparsa delle caste

Quest'estate ho letto "La scomparsa delle donne", il (bellissimo) libro di Marina Terragni sul sacrificio della specificità femminile in cambio di carriera e libertà, sacrificio che danneggia non tanto chi lo pratica (è una scelta) ma l'intera società, che perde l'occasione di rallentare e mediare questa corsa verso il cinismo macho che ci ammazzerà tutti (distruggendo il pianeta).

Non sono ancora pronta (e forse non lo sarò mai) a parlare di questo libro (ho dovuto metterlo giù ogni tre pagine per la profonda commozione e immedesimazione, della serie "allora non sono sola su questo pianeta"), ma se siete pigre/i e non avete voglia di leggerlo per capire di cosa parla la Terragni basta dare un'occhiata anche veloce alla campagna pubblicitaria di Daniela Santanché, quella che recita "La politica non è solo "casta".

Io non sono mai stata particolarmente casta, anzi, ma a vedere questo giochetto di parole le tette mi si sono attorcigliate alle caviglie.

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07 ottobre 2007

Terry Fox Run: la playlist

Pessima prestazione (38 minuti), grande divertimento nonostante il raffreddore (prima pausa), le mestruazioni (seconda pausa) e la tosse (terza pausa). Ecco la playlist:

A me ricordi il mare Daniele Silvestri
La Distrazione Negramaro
Rehab Amy Winehouse
Can't Stand Me Now The Libertines
La paranza Daniele Silvestri
No Mercy For Me Mario Biondi & The High Five Quintet
E Rubero' Per Te la Luna Negramaro
Inbetween Days The Cure
Speed Of Sound Coldplay
Mas Que Nada Sergio Mendes & Black Eyed Peas
Let's Get Retarded Black Eyed Peas

Tra un po' Nike+ aggiornerà (se non ho sbagliato a indicare i tempi) i risultati della sfida, così vediamo di quanto Marcom mi ha umiliato quest'anno.

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04 ottobre 2007

MA(ni)FE(sto)

Dal 1992 al 1996 sono stata *solo* un copywriter. Spiegare cosa facevo per vivere non era facile, ma quantomeno era un one-shot: "scrivo testi che cercano di venderti cose". Alla peggio, bastava prendere un giornale, aprire a caso, trovare un annuncio pubblicitario e dire "vedi queste parole? qualcuno le scrive, a volte io".
Dal 1996 ho cominciato a scrivere articoli pagati su giornali (Virtual, soprattutto). Questo non ha fatto di me una giornalista, ma in alcuni ambienti sì.
Dal 1997 ho iniziato a scrivere testi per siti e cd-rom didattici. Non bastava più però che fossero solo i testi: facevano parte di una sceneggiatura. E la sceneggiatura non bastava: dovevi anche indicare in quali parti di una schermata quei testi dovevano andare, quando restare, quando scomparire etc. Questo non ha fatto di me una designer, ma in alcuni ambienti e in alcune situazioni sì.

Nel 1998 mi hanno chiamato a gestire una community (era Atlantide; nel senso che mi pagate? sì, nel senso che ti paghiamo e che ti farai un culo quadro, amen). Questo ha fatto di me una "community manager" (dicono), mentre continuavo ogni tanto a scrivere su qualche testata e sempre più spesso a fare la designer.

Nel 2001 ho pubblicato il mio primo libro. Mentre lo scrivevo ho aperto questo blog, per usarlo come sito del libro. Non mi hanno pubblicato perché avevo un blog. Non mi fanno scrivere perché avevo un blog. Non mi fanno lavorare perché ho un blog. Questo blog è CAZZEGGIO allo stato puro. Non prendetemi sul serio.

Oggi continuo a progettare (siti, community, strategie di comunicazione, strategie editoriali, presenze e assenze online), continuo ogni tanto a scrivere su qualche testata, ogni tanto qualche altra testata parla di me come un'esperta e mi intervista e mi capita spesso di insegnare a fare il mio lavoro o a comprarlo.

I più svegli avranno già capito dove voglio andare a parare (gli altri mi stanno già insultando nei commenti per abuso di posizione dominante). Le persone che lavorano con me (Vanz, Auro, Serena, Federico) hanno lo stesso identico problema: se devono rispondere alla più basica delle domande sociali, "che lavoro fai?" balbettano qualcosa di inconsulto per poi scegliere l'attività in quel momento più adatta all'interlocutore. Ci sono problemi peggiori, intendiamoci, però indossare diversi cappelli contemporaneamente in determinati momenti storici può ingenerare confusione nell'interlocutore e a volte creare qualche problema etico.

Visto che da qualche tempo va di moda trattare i blogger come giornalisti e/o come venditori di spazi pubblicitari e/o come testimonial, sento il bisogno di fare chiarezza - per quanto riguarda me, e solo me - su quale ruolo preferisco in quale situazione e su come mi regolo in altre:

  1. se sono invitata o accreditata a eventi, presentazioni, discussioni che riguardano il mio campo specifico di attivià (internet come media sociale e evoluzioni dei comportamenti correlati) partecipo come con lo spirito di GIORNALISTA e/o RICERCATRICE collaboratrice di testate giornalistiche e/o raccoglitrice di spunti e informazioni per libri, paper e ricerche.
    Per fare un esempio, gli aperitivi, le feste, gli accrediti a convegni a pagamento, i gentili inviti a incontrare aziende per essere edotti delle loro strategie, gli sconti e i tramezzini li accetto in questa veste, chiarendo prima che non è detto che poi ne scriva.
  2. come ESPERTA/DOCENTE se parlo in pubblico (sia a un convegno sia a un corso) tendenzialmente mi faccio pagare e anche per questo non presenterò mai case history che non siano utili ai fini del discorso e mi impegnerò al massimo perchè chi mi ascolta possa essere messo in condizioni di fare da solo quello che io potrei fare per lui a pagamento
  3. come BLOGGER non sono in vendita, punto. Se ti parlo bene di un prodotto/servizio/whatever puoi star tranquillo che lo faccio per pura e semplice convinzione personale. Se su questo blog o altrove (tipo su Twitter, Flickr o altri ambienti che frequento, anche offline come BarCamp e convegni) leggi o senti qualcosa di relativo al mio lavoro puoi stare tranquillo che sono (ancora) libera di parlare solo dei lavori che mi piacciono e che nessun cliente può chiedermi di usare i miei spazi personali per fare pubblicità a iniziative che non mi convincono personalmente.Se mi chiedono di parlare di un prodotto sul mio blog lo faccio solo se:
  • è un prodotto di cui capisco qualcosa (cibo, vini, vestiti, cosmetici, libri, film, alberghi e pochissime altre cose) e comunque il mio è solo un parere personale e soggettivo
  • posso liberamente non parlarne o parlarne male e dire sempre e in ogni caso che il prodotto mi è stato proposto per una prova e che non ne sto parlando di mia iniziativa
  • non mi stanno dando dei soldi per parlarne
Se è vero che "excusatio non petita, accusatio manifesta" è anche vero che negli ultimi mesi stiamo assistendo a una tale vorticosa crescita delle dinamiche di cui parlavo in "La kriptonite dei social media" che preferisco rischiare le accuse di coda di paglia, farla finita con tutta una serie di acidità, invidie e accuse ed esplicitare una volta per tutte il mio codice di comportamento la mia posizione sul ruolo del mio blog nella mia vita professionale (anche per non far perdere tempo a nessuno).

Questo blog è uno spazio personale e non sarà mai in vendita, neanche per il miglior tramezzino del mondo. Chi vuole vendere il suo blog e la reputazione con esso guadagnata, è liberissimo di farlo, ma per favore, non mettetemi (non metteteci, che il Maestrino sottoscrive) nello stesso campo da gioco.

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02 ottobre 2007

Siete caldi?

Domenica a Milano c'è la Terry Fox Run, una 5km non agonistica per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro.
Io ci sarò: se non mi passa il raffreddore la farò sui gomiti, altro che battere lui (l'anno scorso quando sono arrivata lui aveva già pranzato), però siamo un discreto gruppetto e ho pure creato una sfida su Nike+.



Si accettano suggerimenti per la playlist (direi 30 minuti).

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