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18 luglio 2006

Le radici ca tengo

Ah, la schietta durezza del Sud! Altro che le triste ipocrisie della borghesia milanese: perchè manifestare il piacere di vedersi e trovarsi in forma quando si può agilmente cogliere il punto debole dell'Altro e farglielo notare in pubblico?
Non so se capita solo a Taranto di sentirsi apostrofare con un "Quand'è che prendi un po' di sole?" piuttosto che "Ci hai una faccia, riesci a farle un po' di vacanze?" o l'immortale "Ma come ti sei conciata?" (credo che mio cugino negli ultimi 25 anni si sia rivolto a me solo con questa domanda, anche quando ero in costume).
Non so se in altri ambienti si raggiungono le vette di maschia franchezza del prozio della moglie di mio cugino che a cena incitava mio marito con un "biv', biv', ce' ssì ricchione?" (beva, beva, cos'è lei, omosessuale?), gravemente insospettito da questo quarantenne magro e in forma che ancora non ha ingravidato la moglie 10 centimetri più alta di lui. Non so se capita altrove: a Taranto è la norma, dal poco che ha visto è la norma in tutto il Sud Italia, qualunque sia la classe sociale.

Io questa convinzione che è simpatico e affettuoso farsi a pezzi in compagnia non l'ho mai condivisa, per non parlare della sua convinzione compagna, che ogni complimento è ipocrita e malizioso: a Taranto la gaffe esplicita e lo sfottò crudele sono un dovere sociale da cui sono fuggita a gambe levate. Poi vado a fare la ceretta, a Milano.

Primo giro - febbraio
Commenti sospettosi su quanto tempo ho lasciato passare dall'ultima volta. Siamo nella norma.

Secondo giro - aprile
"Ma sei dimagrita? No, perché il seno mi sembrava più tonico.

Terzo giro - maggio
"Ma sei ingrassata? Non mi ricordavo che avessi le cosce così grosse."

Quarto giro: giugno
"Hai fatto la lampada?"
"No, sono stata al mare"
"Forse sei anche truccata, così sì che stai bene"
"... ... ..."
"Ti vedo sempre pallida e malmessa, così stai bene"

Quinto giro: luglio
"Che lavoro fai?"
"Faccio siti Internet"
"Che hai studiato?"
"Relazioni pubbliche, pubblicità"
"Ah, non ti sei inserita nel tuo ambiente?"

Ed ecco l'illuminazione. Ecco l'accento che non volevo riconoscere. Ecco il modo di fare tipico della mia città natale. Un'estetista tarantina. Una donna con le mani tra le mie cosce convinta di potermi dire tutto quello che pensa del mio corpo e della mia vita, senza anestesia.

Voterò Lega. Voglio un muro sopra Termoli. Voglio una stella da cucire sulla manica dei tarantini emigrati a Milano. Devo difendermi, no?

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