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13 giugno 2006

Mondi possibili

Io a mio modo arrivo un po' sempre dove voglio, anche se non sembra neanche a me. E' che fin da piccola mi muovo preferibilmente in bici e in bici impari subito (se no cambi mezzo) che la distanza più veloce non è la più breve.

Il percorso perfetto in bici richiede prima di tutto l'assenza di elementi di disturbo: pavè, rotaie del tram, macchine in doppia fila, cattivi odori sopra la media, signore attempate che si innervosiscono se si vede la coscia. E' però importante ricordare sempre che gli elementi di piacere possono ampiamente bilanciare alcune scomodità: se in un giardino a maggio fiorisce il gelsomino o ai Giardini stanno tagliando il prato, beh, va inserito nel percorso, a qualunque rischio.
A Milano ho itinerari quasi perfetti per tutte le mie strade abituali: so dove posso praticamente piegare in curva, come e dove osare marciapiedi e sensi vietati, le scorciatoie e i falsopiani da sfruttare in discesa. Poi c'è una realtà che vince le leggi della fisica: quando ti sposti a piedi o in bici, il parco non conta, fa da teletrasporto.

Ci sono però posti che nella mia testa sono contigui, ma che nei fatti si rivelano sempre distantissimi, qualunque strada provi, tipo la palestra e Claudio, o casa mia e il cinema Odeon: un po' come capita con il marketing e l'ambientalismo, i miei due grandi amori ormai da 15 anni.

Essendo cocciuta, è dal 1991 che ci provo, ma resto convinta che si tratta solo di trovare la strada giusta.

PS: poche cose sono più belle di girare in bici per Milano mentre quasi tutti gli altri guardano la nazionale, soprattutto se prima hai visto un bel film.

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