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21 maggio 2006

MySpace: il diavolo nei dettagli

Noi che siamo cresciuti con Jakob Nielsen, il Savonarola dell'usabilità, dobbiamo cominciare ad ammettere che o abbiamo sbagliato qualcosa, oppure che abbiamo perso una battaglia. Il servizio di home page personale più usato negli Usa, MySpace, è un tale concentrato di inusabilità e interfacce caotiche, che secondo le regole dell'usabilità - che ritenevamo infallibili perché "basate sui bisogni dell'utente" - sarebbe dovuto naufragare nel giro di pochi anni.

Forse non avevamo considerato che il famoso "utente" ha bisogni che a volte non sono i nostri: in questo caso la facilità di creazione anche a scapito dell'usabilità del risultato finale, e la facilità di socialnetworkarsi. Ma poiché ci sono altri servizi che garantiscono queste funzioni senza generare quei mostri che sono le home page personali di MySpace, ci dev'essere qualcos'altro oltre a una viralità del servizio particolarmente fortunata. Certo, dietro MySpace c'è Newscorp di Murdoch, quindi Fox, quindi 20th century, ma questo è sufficiente?

Forse sì, probabilmente sì, ma il mio sospetto è che ci sia anche dell'altro: anche se in una giungla di usabilità e interfacce deliranti, MySpace consente di farsi una pagina personale in quasi assoluta libertà senza vedere mai una riga di codice, e di sbatterci dentro in modo caotico e destrutturato praticamente qualunque cosa. I risultati sono spesso orrendi, ma la libertà dell'utente di fare una pagina che contiene tutto quello che gli pare è più importante. E' l'incubo del grafico, del progettista di interfacce e dello sviluppatore, che però dovrebbero cominciare a rendersi conto che se le loro necessità di ordine e estetiche sono in conflitto con le libertà dell'utilizzatore, alla fine ad averla vinta è sempre l'utente. Come è giusto, e comunque inevitabile.

La soluzione imho c'è: il Web 2.0 consente, grazie a Ajax e Ruby on Rails, di dare all'utilizzatore una notevole libertà di composizione della pagina - e di integrare i contenuti più disparati - senza incorrere negli orrori dell'html tradizionale con cui è fatto MySpace: sovrapposizione di scritte e immagini, sfondi che non scorrono, sforamento dei limiti della pagina nel browser, tabelle esteticamente inqualificabili.

E' davvero possibile, e come si spiega, che le web agency ancora non trovino il tempo di investire su Ruby quando già adesso potrebbero dare ai loro clienti il prodotto che desiderano, fatto come lo desiderano i suoi utenti, in modo più semplice E veloce che con l'html? Bisogna per forza ogni volta, italianamente, aspettare di essere completamente obsoleti e trovarsi nella condizione di dover rincorrere gli altri?

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