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29 gennaio 2006

Drim

In questi giorni ovattati, mentre via via il silenzio si sporca e diventa fanghiglia, i milanesi dai piedi gelati e dalla corsa quotidiana giocoforza neutralizzata decidono se e chi votare come candidato sindaco dell?Unione.
Io ho cambiato idea tra casa e il seggio: le mie incertezze nei confronti di Dario Fo - più personali che politiche, fare il sindaco è lavoro duro - si sono aggregate pozzanghera ghiacchiata dopo pozzanghera ghiacciata e alla fine ho votato (anche lì, con parecchi distinguo interiori) per Milly Moratti.

Ferrante era fuori discussione: non solo perché figura autoritaria che ha messo al primo posto del suo programma la sicurezza, mentre qui moriamo allegramente avvelenati, ma anche perché comunque il prefetto è corresponsabile con la giunta della gestione di una città, o sbaglio? Corritore beh, se per lui ridiventar bambino vuol dire tirare pomodori agli avversari, abbiamo fanciullini diversi come riferimento.

Milly, non ce la farai mai, ma forse sogni anche tu quello che di bello la neve porta: candore, silenzio, aria pulita, tanta gente a piedi, poche macchine. Sogni anche tu che si sgomberino i marciapiedi prima delle strade, o almeno contemporaneamente.
Io sogno un sindaco che abbia il coraggio di fare un salto di paradigma: lavorare per eliminare il traffico privato, non agevolarlo. Spostarsi velocemente e comodamente è un diritto civile, arrivare ovunque con la propria macchina non è un diritto.

Via le macchine da Milano. Largo alle bici, ai taxi, ai segway, ai monopattini, alle navette, ai treni del metrò ogni due minuti, ai servizi personalizzati per mamme, anziani e disabili. Camminate, se potete.
Via le macchine da Milano: in questi giorni festeggio un anno senza macchina di proprietà, non so se è un caso, ma è stato un anno bellissimo.

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