Lasciatemi stare, non compro niente
Ogni settimana:
- Tutti e tre i principali fornitori di telefonia mobile che hanno in serbo per noi condizioni incredibili "perché non so se lo sa, ma noi siamo i migliori".
Ah, cazzo, perché non me l'hai detto subito che siete i migliori? Dove devo firmare?
- Un paio di associazioni di volontariato sicuramente benemerite ma altrettanto ignote e inverificabili che vogliono abbonarci a una rivista che non abbiamo mai visto nè chiesto di vedere e ci prendono per sfinimento mandando ogni giorno uno smagrito e dimesso peone a cercare di incassare.
- Diversi subagenti plurimandatari pagati a commissione e disposti a vendere qualunque cosa, dal bullone ai segreti nucleari, ma preferibilmente servizi su cui sono ben attenti a non avere competenze specifiche.
- Editori di directory specializzate in marketing e comunicazione ospitate su siti blindati a Google, inindicizzabili e pieni di pop-up, attraverso i quali i nostri potenziali clienti dovrebbero farsi strada come in un percorso di guerra per giungere sul nostro sito e renderci finalmente ricchi, belli e potenti.
Il tutto "veicolato" - verbo che amano molto usare - da giovani telemarketer solitamente di sesso femminile, solitamente giovani o giovanissime, solitamente abili a fare la voce sexy-roca, sicuramente assunte con simpatici contratti a progetto che rasentano la schiavitù e garantiscono un'appetitosa paga oraria sotto il livello minimo di sussistenza della Repubblica Sudafricana. (E che peraltro si fanno un mazzo così per portare a casa i soldi dell'affitto, quindi massimo rispetto).
Ma il punto è: siamo davvero messi così male o questo è solo un campionario casuale di dinosauri e resti di old economy? Perché a giudicare da quanti chiamano ogni giorno, da quanto pressano e da quanto sembrano disperati di vendere qualsiasi cosa a qualsiasi costo, se questo è un indice dell'economia reale, qui c'è da mettersi una gran paura.

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