Copione
La storia del fiume e del nemico, per me è sempre stata vera: basta
Ogni volta sorrido al cadavere e gli dico "bentornato, mi fa piacere vederti passare, ma non ho più tempo per te, il nostro tempo è passato": ogni volta il cadavere si arrabbia con me "perché non sei più la stessa".
Certo che non sono più la stessa: sono passati anni, tanti, e anche grazie a te (e a te, e a te, e a te) sono diventata più dura e, insomma, non è che sono stata tutti questi anni anni in un cantuccio ad aspettarti, sai? Non ascolto più la stessa musica, non mi emoziono più per le stesse cose, ho altre priorità, poco spazio, ancora meno tempo.
Questo copione - perché è un copione, che si ripete quasi sempre uguale - mi annoia, anzi, mi irrita.
Mi irrita essere considerata una stronza solo perché non accolgo a braccia aperte nella mia vita persone che hanno deciso mio malgrado di uscirne, facendomi male (quasi sempre "per il mio bene", si scopre anni dopo).
Mi irrita essere considerata una stronza perché non ho (più) voglia di frequentare qualcuno e ho anche le mie buone ragioni e semplicemente smetto di esserci: se ti manco, chiamami e dimmelo.
Mi irrita essere considerata una stronza perché odio chiacchierare al telefono, perché ho pochissimo tempo per gli altri e ancora meno energie.
Mi irrita non potermi godere questi strani momenti in cui la tua vita si incrocia di nuovo con un pezzo di passato, perché il passato si incazza con me perché sono cambiata. Ma è davvero colpa mia? Ma se una volta il cadavere fosse curioso di sapere chi sono e cosa sono diventata, non sarebbe tutto più interessante?

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