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18 luglio 2005

Atroce destino

Io ho paura. Per fortuna, ce l'ho pre e post, non durante. Due giorni a Roma, andata e ritorno in Eurostar, dieci fermate di metrò, oggi mi sento come se ieri avessi scalato l'Everest per saltare con ancora gli sci su una moto e fare la Parigi-Dakar bendata. Sono sempre stata portata alle sindromi ansiogene tipo "non può non toccare a me": mi sono fatta la para dura di inglese prima lingua alla maturità (e invece francese), di aver beccato l'Aids (e invece pare di no, ma nessun test mi darà mai la certezza) e so per certo che mi affibbieranno la conduzione di Affari Tuoi.
Di solito, quando mi prende così male, mi aiuta solo lo humor nero di stampo ebraico, della serie "succede solo se non ti sei preoccupata abbastanza". Per cui spero che se la grande lotteria del kamikaze mi deve proprio coinvolgere, prima di tutto che tocchi a me e non a qualcuno senza cui non potrei vivere. Di essere molto, molto vicina al punto dell'esplosione: sicuramente meglio morta che ferita e scioccata a vita. Di non aver fatto niente di strano che possa guadagnarmi l'attenzione di Repubblica (tipo "atroce destino: perde tempo per controllare di aver spento il gas e sale sul tram della morte"). Di essere identificata subito e non appesa ai pali in effigie. Di non essere usata per giustificare altre atrocità.
Lo so. Non è che a noi vada poi così male. C'è stata la peste, la seconda guerra mondiale e il Ruanda e se la vita va avanti a Bagdad, con un attentato al giorno, possiamo sfangarcela anche noi a Milano. Però stavolta ho paura e mi fa incazzare, ho paura come dopo Genova che non posso ancora vedere una divisa che mi si stringe lo stomaco, ho paura come tutti i civili presi in mezzo a una guerra in cui non possono fare assolutamente niente se non sognare che vada tutto bene.
Ho paura perché la paura mi affonda nella retorica e diminuisce la mia umanità, la mia positività, la mia generosità. Il male che ti sfiora ti rende peggiore anche se ce la metti tutta per bilanciarlo con il bene che sai di poter fare: il vero atroce destino è questo, non saltare in aria.

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