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19.6.05

E lasciateli baciare, cazzo

Doisneau (mostra a Palazzo Reale, Milano) mi è sempre sembrato un po' furbetto. Forse perché la foto che conosciamo tutti mi ha sempre dato l'impressione di un Peynet. Pur essendo dannatamente brillante, beninteso. Tanto brillante che non sono ancora riuscito a capire le dinamiche di movimento reali della scena.
Furbetto anche perché c'è a volte più di un sospetto di messa in posa in quelle che stilisticamente sembrano istantanee. Che questo poi sia un difetto è tutto da discutere.

Però Doisneau era anche capace di grandi intuizioni tecniche, e di questo ti rendi conto se guardando le sue foto ti metti nei suoi panni. L'uso dei piani inclinati, alcune soluzioni notevolissime di inquadratura, il gusto dada per l'assurdo, l'ironia dei ritratti, sono senza dubbio grandi prove d'autore. Certo, non aveva la sincerità dolorosa di un Robert Capa o l'essenzialità superumana di Cartier Bresson, ma grazie all'immediatezza delle opere la mostra è godibile anche da chi non sa niente di fotografia. Peccato che siano stampe un po' piccoline (o troppo grosse) per apprezzarle pienamente. E illuminate piuttosto male.

Quello che invece non capisco è l'abitudine dei musei di vietare le fotografie all'interno, per presunte ragioni di diritti d'autore (versione - ipocrita - della responsabile alla sicurezza di Palazzo Reale). L'idea è che andrei alla mostra per fare riproduzioni delle opere, per poi stamparle e rivenderle? Oppure che mi fotograferei tutte le opere per farmi il catalogo stampandole in casa, spendendo il doppio che a comprarlo?
Il sospetto è che chi detta queste regole non abbia le idee molto chiare delle leggi dell'ottica, e visto che presumibilmente è lo stesso che organizza le mostre di fotografia, la cosa non può che preoccupare.

Ma non è tutto qui: la storia dell'arte è fatta di gente che ha copiato altra gente. Lo stesso Doisneau era chiaramente un mago della rapina. Cartier Bresson, non ne parliamo neanche.
L'artista è un vampiro: chiunque voglia fare dell'arte deve necessariamente rubare a man bassa dai suoi miti, letteralmente e in senso lato. Senza rubare non c'è creazione originale (e non intendo quella distinzione pelosa del prendere ispirazione - il fair use, all'americana - che si sono inventata i legislatori per regolare l'irregolabile). Senza la possibilità di saccheggiare le opere precedenti o ciò che è coperto da copyright non avremmo avuto Duchamp e Warhol. Ma in realtà senza il furto di idee non avremmo avuto l'arte.

Se un giovane Doisneau oggi fosse andato a Palazzo Reale, e avesse visto due giovani innamorati che si baciavano passando davanti alla foto di due giovani innamorati che si baciano, non avrebbe potuto scattare, e noi non avremmo avuto Les Amoureux du Palais Royal. E, credete, sarebbe stata una foto bellissima.
Il diritto d'autore è salvo, l'arte ne muore, ma chissenefrega, l'importante è salvaguardare il copyright.

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