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5.6.05

Comunque vada, alla fine avremo votato sì

Non è che pretenda di dire niente di nuovo, né tantomeno intelligente, al riguardo, ma su questa cosa dei referendum ci sono un paio di cose che mi girano in testa da giorni, e dice che il blog serve proprio a questo.

La prima è l'ovvietà che la democrazia diretta è meglio di quella rappresentativa. Per quanto possano sostenere costituzionalisti e politici, la rappresentanza è una soluzione imperfetta adottata per necessità, che è successivamente stata venduta come soluzione ottimale. Ma un suffragio diretto al popolo (che, particolare non irrilevante, sia compiutamente - anche se non necessariamente in modo obiettivo - informato da parte dei media) è il modo migliore non solo di fare la cosa più condivisa e quindi difendibile, ma la cosa giusta.
Ci tornerò più avanti, ma le masse (che non sono la somma dei singoli che senti parlare al bar) sono più sagge di qualunque pool di esperti e trovano quasi sempre soluzioni migliori.
Grazie all'Internet il suffragio diretto e costante, su tutte le questioni da votare in parlamento, è già tecnicamente possibile, e possiamo stare certi che una milionata di persone che ogni giorno si pronunciano sulle decisioni da prenderefarebbe (farà) un lavoro migliore di qualche centinaio di deputati.

La seconda, relativamente a questo referendum, è che qui non si tratta di una questione politica, morale o religiosa, ma di uno scontro di civiltà. Per quanto si possa rispettare qualunque posizione sui quesiti dettata dall'etica personale, mi pare che alla fine dei conti qui si trovino di fronte due concezioni dello stato: quello moderno illuminato e liberale (tradizionalmente, la socialdemocrazia nordeuropea) che consente al(la) singol(a) cittadin(a) di decidere autonomamente e in coscienza cosa fare delle sue cellule e dei suoi ovociti, e quella dello stato (pontificio?) ottocentesco per cui il popolo è bue e va tenuto sotto tutela, non essendo abbastanza maturo da decidere autonomamente sulle questioni etiche.
Comunque la si pensi, non credo si possa sottovalutare il fatto che votare no significa ritenere che la cittadina italiana non sia in grado di decidere quello che è meglio per sé e per il suo eventuale bambino, ed è una posizione che se fossi donna troverei decisamente irritante, oltre che antistorica.

La terza è che comunque vada, alla lunga il modello di stato che mette sotto tutela il cittadino è destinato a fallire, e nello specifico le posizioni contrarie all'eterologa e alle staminali sono comunque destinate a fallire, se non oggi (come certamente avverrà se si raggiunge il quorum) in futuro. Questo lo dice semplicemente lo sviluppo della società moderna fino a oggi: non mi pare ci sia un solo caso, dalla rivoluzione francese a oggi, in cui alla lunga le posizioni liberali non abbiano vinto.
Il che significa che fecondazione eterologa e cellule staminali (ma anche eutanasia e liberalizzazione delle droghe leggere) sono inevitabilmente nel nostro futuro, comunque la si veda oggi.

E' solo questione di tempo. Quindi, ovvio, ognuno faccia come gli pare, ma fecondazione eterologa e cellule staminali le avremo se non il 13 giugno 2005, il 13 giugno 2020, perché sono questione che riguarda appunto l'etica dell'individuo, e quindi per quanto possa essere opportuno regolarle tecnicamente, in uno stato moderno e liberale possono essere decise solo a livello personale. Così è stato per la 194, così sarà per la legge 40. Qualunque tentativo di impedirle è inevitabilmente destinato, prima o poi, a fallire. Non c'è molto da fare se non prenderne atto.



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