Anch'io ero un embrione (e non ci tenevo poi così tanto, a nascere)
Nella confusione, a tratti sleale, a tratti sincera, su vita, persona, essere umano, eugenetica e far west io ho imparato delle cose sul mondo. Per esempio, che per molte persone "famiglia" vuole ancora dire esclusivamente "legami di sangue" e che decisamente troppe persone hanno dimenticato (o non hanno mai capito) che la legge sull'aborto non è una specie di allegra licenza di uccidere, ma la necessaria regolamentazione di una pratica che un tempo finiva spesso con la morte della donna [Cfr Vera Drake e Un affare di donne].
Il tutto mi ha fatto desiderare di essere stata un embrione soprannumerario, però di quelli distrutti, non uno di quelli congelati che non si sa cosa farne e a voler essere particolarmente distopici tra ventimila anni gli alieni li troveranno, applicheranno la legge 40, li faranno nascere e ci sarà il terzo remake del Villaggio dei Dannati, però in real life.
Lascio la parola al Gioco dell'embrione di Robecchi, prima di dire troppe cazzate: il tema mi innervosisce oltremodo e vorrei che fosse già lunedì sera.

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