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14 aprile 2005

Apple Store? No, grazie

L'amore è quella roba strana per cui a volte sorridi a chi ti sta prendendo a calci. Io amo Apple, o meglio: io amo i prodotti Apple [tutti] e anche il brand, sono orgogliosa di usarli e di farci delle cose che migliorano la mia vita. Però non sono proprio ancora innamorata: diciamo che dopo 15 anni (il mio primo Mac è del 1991, un Powerbook 170) la passione si stempera e lascia spazio al pensiero critico. Non ho nessuna simpatia per l'azienda Apple, per esempio: se mi scricchiola anche la certezza della qualità dei prodotti e del servizio clienti, oggi mi incazzo, dieci anni avrei sorriso scuotendo la testa come una mammina drogata.

I fatti: l'8 febbraio ordino all'Apple Store un iBook, un microfono iTalk, l'iSplitter, un mouse, una tastiera e una custodia per l'iPod. Il tutto mi viene consegnato il 23 febbraio: 15 giorni dopo. Sul sito c'è scritto: stima spedizione entro 24 ore. Quando inoltri l'ordine, scopri che dalla spedizione alla consegna possono passare anche 5 giorni. Nel mio caso, sono passati 13 giorni lavorativi. Non è l'unico problema: la custodia è per un iPod di terza generazione. Chiamo il customer care: devo rispedirlo in Olanda (a mie spese) e me lo stornano dalla carta di credito. Un loro errore mi costa intorno ai 5 euro più qualche centesimo di interessi (pagamento a febbraio, storno ad aprile) e un discreto sbattimento. E vabbè.
L'iTalk non mi convince granché: inizia a registrare con un fastidioso ritardo e a volume decisamente basso. Dopo un mese (in cui l'avrò usato sì o no due volte) smette completamente di funzionare. Chiamo l'Apple Store: non gestiscono l'assistenza delle terze parti, o forse sì, o forse no, aspetti che sento, sì, però deve chiamare l'assistenza tecnica.
L'assistenza tecnica è un numero a pagamento (e già mi girano) e pago per sentirmi dire che no, Apple assolutamente non fa assistenza per i prodotti di terze parti e devo chiamare Griffin, che non ha una filiale italiana. A mie spese e parlando inglese (che non è scontato).
Ma non è finita: in neanche due mesi di normale utilizzo la tastiera dell'iBook si è persa la a, la e, la i, mezza n e mezza t. "Ci ha rovesciato qualcosa sopra?", mi chiedono. "sì, prendendo la mira", rispondo. Sempre pagando la telefonata, scopro che devo recarmi in un centro assistenza dove mi cambieranno la tastiera (altro sbattimento), ma la mia certezza che i prodotti Apple sono ottimi e durano di più è ovviamente incrinata.

A prescindere dalla conclusione di questi piccoli disagi, rimane il fatto, inequivocabile, che se le aziende non si impegnano di più per migliorare l'assistenza post vendita l'ecommerce rimarrà una scelta residuale. Se io avessi fatto lo stesso acquisto alla Fnac o da mac@work non avrei certo comprato la custodia sbagliata e mi avrebbero cambiato il registratore rotto senza problemi, a prescindere dagli obblighi di legge. A me acquistare online piace, ma dopo questa esperienza tornerò più spesso in negozio: non avrei mai detto che sarebbe successo per colpa di Apple.

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