I link dei maestrini su del.icio.us (tieni il puntatore sul link e compare la spiega)

30 novembre 2004

Tolleranza zero

Non si potrebbe scambiare la legge che vieta il fumo nei ristoranti - per la quale, fumando solo in occasioni sociali, porto un poco di lutto - con una legge che vieta di accendersi una sigaretta davanti a me appena usciti da un mezzo pubblico?

29 novembre 2004

[X-View] Donnie Darko

[La scheda del film Donnie Darko è su Filmagenda]

- SPOILER non di trama [1] -

[1] Lo spoiler, in italiano guastafilm, indica che la recensione rivela particolari del film o della trama che possono rovinare la visione. In genere, comunque, le mie recensioni sono interessanti solo per chi ha già visto il film (e spesso neanche in questo caso).

La professoressa Pomeroy esce dalla scuola con il suo scatolone, una grande bandiera americana e' l'ultima cosa che vediamo di lei. È l'America migliore quella che se ne va, lasciando campo libero alla medicalizzazione dei disfunzionali, ai programmi di condizionamento che puntano a trasformare la Paura in Amore, alla macchia come unica scelta di vita per chi non balla a tempo con gli altri.

E c'e' un enorme coniglio che ti appare, dal sorriso cariato e ghignante. E ti risvegli all'improvviso in strani posti, al primo bacio e in un tempo in cui essere disfunzionali e' la norma. E c'e' un enorme coniglio che ti appare e lo vedi solo tu, ma i veri mostri sono le persone vere, nonostante l'amore della tua famiglia.

Film romantico nel senso piu' letterale del termine, dalle indovinate scelte di regia e di produzione (Drew Barrymore). Il sospetto di essere stato progettato per diventare un cult (il rocky horror di una generazione cresciuta a Prozac?) non annega comunque il piacere di una visione spiazzante, sorprendente, elegante e insieme violenta.

26 novembre 2004

Il Giorno del Non Compero

Ricordatevi che domani è il buy nothing day, cioè il giorno annuale di astensione dagli acquisti per protesta contro il consumismo massificato e il folle tasso di sviluppo impresso alla società occidentale - e purtroppo non più solo a quella.
Comunque qui spiega meglio, e il sito dei canadesi di Adbusters che si sono inventati sta bella pensata è ancora più divertente da visitare.


Storie di rete

Tra una cazzata e l'altra, in questi otto anni di vita di rete ho conosciuto decine di persone interessanti: se dovessi fare un paragone con le persone conosciute secondo i canali tradizionali, sarebbe impietoso. La maggior parte di queste persone le ho incontrate e le frequento normalmente: con altre il rapporto è rimasto digitale, più per caso che per scelta.
E per un buffo caso tre di loro - particolarmente importanti per me per intelligenza e sensibilità, quasi dei punti di riferimento - si sono materializzati nel mondo degli atomi questo autunno, nel giro di pochi giorni, dopo anni. Giuseppe a Torino, ai Webdays (ci siamo incontrati 6/7 anni fa, su Fabula); Massimo a Milano, alla BlogFest (ci siamo incontrati 8 anni fa, su Lisa); e poi la sorpresa più bella, Marco di Fabula, rispuntato da strani giri di vela e newsgroup, che vedrò stasera per un aperitivo, insieme a Bianca, altra vecchia conoscenza.
Per me è sempre una meraviglia, questa.

25 novembre 2004

# 15 della Costituzione italiana

Confondere l'invio di una mail privata con la pubblicazione del proprio pensiero, o è un lapsus che fa scorgere mondi, o è una considerevole prepotenza. La mail è corrispondenza: divulgarla senza permesso è reato.
In ogni caso, ha ragione Mantellini: è una questione prima di tutto di gentilezza ed educazione.

23:57:49

Ambiente: camera da letto; credo di essermi addormentata su una sedia a dondolo.

Voce nella testa #1: machecazzo sta combinando Alberto, che trema tutto?
Voce nella testa #2: cretina, Alberto è a Londra, questo è l'eco delle tre lottatrici di wrestling che si è portato in albergo
Voce nella testa #3: magari e' il Vanz che dopo cena si è nascosto in bagno e adesso mi sta finalmente saltando addosso, dopo anni che aspetto
Voce nella testa #4: sì, guarda, e di là ci sono anche Neo e Trinity che si stanno scaldando per il secondo giro

Ambiente: camera da letto; luce accesa; l'orologio scatta sulle 00:00; la Storia del pensiero filosofico di Geymonat cerca di trasferirsi due scaffali sotto, tra Glamorama e L'uomo senza qualità ancora incellofanato (è la libreria in Bella Mostra). L'orrida anatra con il collo ritorto a guardar giù si ferma un attimo prima del suicidio; le bottiglie tintinnano come quando metto su Best of Depeche Mode e ballo senza vergogna.

Voce nella testa #1: fico, ma è un terremoto!
Voce nella testa #2: presto, afferra la giacca, il Dvd di Signs, tutte le fotografie, la copia autografata di Ninna Nanna, i biglietti del cinema, i gioielli, le ricevute del ristorante, gli stivali nuovi, il portatile, i tuoi diari del liceo, la gonna nuova di BluNauta, i sandali, il costume bianco, la foto di New York, la cartina di Caprera...
Voce nella testa #3: se era per te, ero morta.

Ambiente: soggiorno; televisione accesa; Vespa che imperversa; immagini di repertorio; Televideo addormentato. Nessun terremoto, sembra. Vado a letto sconsolata. Se avessi ascoltato RadioNation mi sarei risparmiata una lunga notte con la triste consapevolezza che le voci le sento da anni, adesso mi trema anche la stanza intorno, la prossima volta vedrò anche un enorme Coniglio.

24 novembre 2004

Un lusso

L'invidia è un'emozione giustamente screditata, anche se implica il riconoscimento della superiorità del soggetto invidiato, cosa che richiede una certa maturità. Ogni tanto, quindi, invidiare e ammetterlo fa bene. Io invidio i metabolismi efficienti e Derek Powazek.
Lo invidio perché abbiamo avuto un percorso professionale affine, sfighe e disoccupazioni simili, però lui ha lavorato per HotWired, per Blogger e, da un paio di giorni, lavora come Senior Designer per Technorati. E io no.
Giusto per evitare una seconda nomination ai Poverino's, il senso del post è: "è bello che Technorati possa pagare qualcuno" :)


23 novembre 2004

Citarsi addosso

Io e il simpatico Metitieri, partendo dai massaggi in un hammam, siamo arrivati a scornarci su un tema a me molto caro: chi - come me e come lui - scrive dell'impatto sociale delle nuove tecnologie può permettersi di "spacciare" le proprie idee su questi argomenti, o deve necessariamente supportarle con dati, numeri e citazioni?
Io penso che dovere di un autore sia quello di far avanzare la produzione di pensiero, anche a costo di essere smentito: condividere con i propri lettori idee nuove, anche se non confortate da altri pensatori, significa uscire dalla spirale del citazionismo spinto per cui sono dieci anni (se non di più) che nel settore si ripetono le stesse cose.
Metitieri invece dice che le mie idee valgono quanto quelle di qualcun altro (ovvio) e che per questo non è serio esprimere per primi intuizioni e tendenze che non siano comprovabili. Sono due prospettive diverse, entrambe legittime: la sua è da giornalista attento a informare senza ricamare, la mia è da ricercatrice wannabe, attenta a cogliere e descrivere le nuove tendenze prima che siano evidenti.
Se sono la sola - o la prima - a pensare che le reti sociali evidenziano un progressivo sovrapporsi della vita sociale di rete e offline, non posso dirlo finché non lo dice qualcun altro? E che gusto c'è? :)

22 novembre 2004

Ci ho le visioni, ci ho

Non volendo abusare della pazienza dei Gentili Ospiti di questo blog, da queste parti tendo più che altro al cazzeggio scostumato e all'elaborazione di bizzarre teorie antropologiche sull'impatto sociale dei nuovi media su di me. Tendo a risparmiare a chi passa di qui la parte più oscura della mia personalità, anche se ogni tanto qualcosa sfugge al controllo: è che scrivo recensioni dei film che vedo, tanto ispirate quanto incomprensibili.

In realtà, viaggio sulle solide basi della semiologia classica e postmoderna, rinforzata dagli insegnamenti di due Maestri quali per me sono stati Bruno Fornara e Gianni Canova; sta di fatto che, comunque, non si capisce un cazzo di quello che scrivo, tanto che la risposta media va dal "piantala di farti le seghe mentali" a "ok, ma il film ti è piaciuto?" passando per "è solo un filmetto, perché trovarci a tutti i costi dei significati". Al che io abbozzo e vado a piangere in bagno, enumerando sulle dita della mano destra quelle volte che qualche folle si è innamorato di me, per quel che scrivo (e non ho dovuto neanche cambiare numero di telefono).

Nei miei onanistici deliri ho pensato più volte di scrivere delle "FAQ per le Reazioni Medie", o quantomeno una "Guida alla lettura delle X-View"; ma c'è sempre qualcun altro più bravo di te a spiegare, in questo caso Flannery O'Connor, immensa scrittrice americana. Per lei lo scrittore (e anche l'umile recensore lo è) deve possedere la "visione anagogica", cioè "la capacità di vedere diversi livelli di realtà in un'immagine o in una situazione"; è un termine traslato dall'esegesi biblica, che su it.arti.cinema mi ha già procurato l'ennesima risposta cretina (e la visione tamagocica?). E' un mondo difficile per noi intellettuali radical chic.

Per quanto riguarda invece la mia insistenza nell'applicare letture sofisticate anche e soprattutto ai film di genere, Flannery spiega tutto, ed è la mia ultima parola:
"Secondo me, per lo scrittore di narrativa i simboli sono qualcosa che egli usa spontaneamente. Si potrebbero definire particolari che, pur avendo il loro posto fondamentale al livello letterale della storia, operano in profondità oltre che in superficie, espandendola in ogni direzione. (...) Il fatto che tali significati siano presenti rende il libro importante. Il lettore potrà anche non vederli, eppure su di lui hanno effetto." [1]
Ecco, a me piace snidare questi particolarli e strofinarli affettuosamente sul muso di chi magari non li ha notati, insieme ai significati emergenti dalla mia personale mappa del mondo mixata con la struttura profonda del testo (che sia film, libro o ciò che è). Tutto qui. (Se riesci a dimostrarmi che hai capito, ti offro da bere.)

Grandissimo libro, comunque, questa raccolta di saggi sulla scrittura, libro che consiglio a tutti, insieme ovviamente ai racconti e ai romanzi di questa potentissima scrittrice, morta di lupus a 39 anni, collezionista di polli e di pavoni, fervente cattolica dogmatica capace di far venire voglia anche a una mangiapreti quale me di credere, fortissimamente credere. E anche di ritrovare il coraggio di scrivere, di compiere quel "tuffo nella realtà davvero traumatizzante per l'organismo" che è la scrittura di narrativa. E mi sa che nei prossimi mesi questo blog sarà assai duro da leggere :)

[1] Nel territorio del diavolo, Minimun Fax, pp. 47/48

20 novembre 2004

Matrix Reworded

Dal merchandising più fantasioso ai remake casalinghi ai trattati filosofici se ne sono viste di rivisitazioni di Matrix, ma la parola è sempre l'arma più forte, e questa parafrasi in versi haiku è davvero deliziosa. Long live the Matrix.

19 novembre 2004

Validi motivi per procreare

Ho letto su Amica di ottobre che da H&M c'è la linea Mother&Daughter.
Si può già decidere il sesso del nascituro?

Non sono io, sono loro

Sospetto che qualcuno abbia il sospetto che ce l'ho con Microsoft. Anche i miei amici, quando mi capita di menzionare la Spectre di Redmond, alzano gli occhi al cielo. Ma non è vero (non è sempre vero): io cerco di essere amico di XP, mi piace la politica di apertura di Microsoft alla blogosfera e riesco persino ad affermare - senza deglutire più di una o due volte - che Windows ha fatto molto per l'informatizzazione del mondo.
Però, e non è colpa mia, inciampo continuamente in buone ragioni per non usare i prodotti delle Finestre: problemi di stabilità, problemi di sicurezza, problemi di stile. E ora anche i finanziamenti a Bush, che non mi sembra poco. Una cosa è accettare di buon grado un monopolio di fatto, un'altra è sapere di aver sponsorizzato la guerra in Iraq, e tutte le prossime.
Il documento è sul sito della federal election commission e non credo sia una sorpresa per nessuno.

18 novembre 2004

Occhio

Giuro che il prossimo che sento dire "...sì ma vuoi mettere il Sesto Senso, il Sesto Senso era tutto un altro film, questo non ha niente a che vedere col Sesto Senso", giuro che lo impicco a un'architrave nella mia vecchia scuola elementare.

D'altra parte, son coreani...


17 novembre 2004

Poverina's me

Ho il raffreddore, ma soprattutto non so come far passare i prossimi sette giorni, in attesa di La Torre Nera vol. 7. L'ansia mi sta uccidendo. Se succede qualcosa di brutto al ka-tet di Roland io non sarò mai più la stessa.

16 novembre 2004

Blog e racconti

Ho finito "La notte dei blogger" e mi aspettavo di divertirmi di più: continuo ad apprezzare l'idea, ma spero che questo non sia davvero il meglio che la blogosfera letteraria italiana possa esprimere una volta abbandonate le comode mezzecartelle del post per la più impervia strada del racconto breve. Credo che la cosa più interessante e ben scritta del libro sia la prefazione, che è un po' come dire che si ricorda un film per la strepitosa colonna sonora ;-)
C'è da dire che ho per la narrativa italiana lo stesso pregiudizio che molti hanno per il cinema italiano: per digerire storie di casa mia ho bisogno di detour sostanziali, visionarietà e padronanza delle regole base della drammaturgia (per poterle scomporre e ricomporre, ovviamente). Leggere ciò che vedo con i miei occhi non mi basta: è la curiosità la molla che mi spinge a macinare pagine su pagine, niente altro.
Giusto per il name dropping, i racconti più vicini al mio gusto letterario sono quelli di Violetta, Margherita, Roberta e Gianluca. Violetta (anche) per la cinefilia. Margherita (non solo) perché a 17 anni ha una tale maturità di struttura che crepo d'invidia. Roberta (soprattutto) perché me la sono vista sullo scaffale tra McInermey e Easton Ellis e ho un po' sbandato. Gianluca (li mortacci) perché, avendo detto di aver sognato il racconto, mi ha fatto sognare il suo racconto, e non è stato divertente svegliarmi e non capire se era un ricordo o un incubo. Spero che Einaudi li metta sotto contratto per il passo successivo, così come è successo ai migliori di un esperimento simile, Voci dal Cyberspazio. Lo spero perchè così loro scrivono e io li posso leggere :)

Zio Radio

Modena e l'Emilia in genere è sempre stata terra di grandi rock station: da Rockaradio a K-Rock a Antenna Uno di Fiorano. C'era persino Radio San Marino per le vacanze.
E' con questo fardello, ahilui, di eredità nostalgico-rockettara decisamente ligabuesca che il conterraneo (mio, ché mafe è terrona) Cavedoni lancia Zio Radio, e scegliendo di comunicarne l'esistenza solo a amici e parenti punta sul virale (o sulla prudenza).

Trent'anni dopo la radio privata fatta in garage con gli amici, la personal radio fatta in mutande in camera da letto è la nuova frontiera del free broadcast. (Tra l'altro, mi hanno detto della mitica esistenza di una Radio Nation, ma fossi mai riuscito una volta a beccare un server funzionante...)

Zio Radio, quindi, con tanto di archivio mp3 con rss, podcasting, un sacco di chiacchiere e di Frank Zappa. Vale la pena di provarla se non altro perché è, come da jingle, "la radio più ascoltata a Calcutta".

PS: Pretendo l'archivio anche di Piume di Struzzo, uffa. (mafe)

15 novembre 2004

Orientali lascivie

Il mio già ampio campionario di fantasie erotiche si è arricchito delle keyword "hammam", "donne che si massaggiano davanti ad altre" e soprattutto "olio d'oliva cremoso". Sabato al Moresko, una volta individuata la ciotola giusta, non riuscivo a togliermi le mani di dosso.

12 novembre 2004

Il Rodeo Buonista

Oggi si gioca duro, al BlogRodeo. In memoria di Enrico Mentana.

Istruzioni per l'uso

Discutere con mio marito è impossibile. Di solito mi prende per il culo ridendo di me, rendendomi impossibile qualunque replica. Più mi scaldo, più cerco di fare la faccia brutta, più lui si sganascia. Circa ogni due anni si incazza lui e mi tiene il muso per qualche ora. Sono quindi costretta a usare questo spazio personale - ma non privato - per dargli qualche indicazione sulla vita sociale a casa nostra.

A me NON piace avere gente per casa, TRANNE quando organizzo una cena con tutti i crismi. Sono una piaga, detesto l'improvvisazione, aborro l'arrangiamento. Ho convissuto universitariamente per ben cinque anni, ho già dato tutto in merito. Se vieni a cena da me, ci devono essere fiori, gran cose da mangiare, candele e la casa in perfetto ordine (cioè circa sei ore di duro lavoro). Se no, usciamo.
Quindi.
La prima regola è che non si invita nessuno senza dirmelo. Mai. Senza eccezioni.
La seconda regola è che non si invita nessuno per "scaldarsi una pizza surgelata" - "mangiare il petto di pollo" - "bastano due spaghi" - "faccio una corsa all'esselunga".
La terza regola è che se si invitano esseri umani non onnivori, mi devi mandare un fax almeno sette giorni prima con l'elenco dei cibi preferiti, dei cibi esclusi e delle tecniche di preparazione da osservare (soprattutto se mirano a stracuocere i cibi fino a privarli di qualunque sapore).
:)

Perché google

La domanda "perché usi Google" finora non ha avuto molto senso, ma quando viene lanciato un nuovo concorrente che sulla carta potrebbe avere le spalle molto larghe può essere utile avere una risposta alla domanda "perché continui a usare Google?", in modo da non essere accusati di avere pregiudiziali ideologiche contro Microsoft. Che peraltro imho sarebbe del tutto legittimo.

E come si fa a dare una risposta esauriente? Con un esempio. Per dare un esempio pratico e non ideologico sul perché non esiste una ragione al mondo perché dovrei usare il nuovo motore di ricerca di MSN, ecco qui e ecco qui. Orsù clicca, e scopri anche tu qual è dei due che fa la ricerca usando dei criteri logici, e quale no :-)

11 novembre 2004

Un posto o un medium?

Continua la mia collezione di domande cretine ai guru che vado a sentire. Dopo "perché tanta gente rifiuta Internet" a Derrick de Kerckhove, ieri ho chiesto a Donald Norman se secondo lui "Internet is a place or a medium"?
Il mitico Donald (che assomiglia in modo straniante a Enrico Beruschi) prima è impallidito, poi ha svicolato parlando di "long answer", poi ha detto che la "short one" era "Internet is a medium".
Io non sono affatto d'accordo, e tu?

Quattro scatti

dopo un esamino delle tecnologie disponibili, i quattro scatti in amicizia fatti al blogrodeo alla fine li ho messi su Flickr. volevo usare Hello e Picasa ma non sono evolutissimi dal punto di vista della pubblicazione web, o forse non li ho capiti io.
chi è attrezzato può vedere il feed Atom qui, che è il modo migliore (invece qui c'è il feed di tutte le foto che vengono pubblicate).
gli altri vadano, se vogliono, a sfogliarsi il sito a mano, qui, che probabilmente richiederà pure la registrazione

10 novembre 2004

Tengo famiglia

Nelle confuse chiacchiere del pranzo postblogfest [1] il Vanz mi terrorizzava a morte prospettandomi l'invereconda possibilità che dei parenti leggano il tuo blog. Oltre ai problemi di relazione ed economici che ne deriverebbero, sono anni che cerco di scrivere il post definitivo su zia M. e mi dispiacerebbe non poter condividere con voi certe esperienze.

Ho allontanato con gesti violenti della mano l'idea per tutto il pomeriggio, finché la sera mia madre mi ha comunicato, in piena continuità stilistica con il film appena visto, dell'allegra mattinata passata con mio padre a cercarmi in rete con Google, trovando soprattutto apprezzamenti sulla mia biancheria intima.

Per questo faccio mio l'esorcismo di Margherita F., Diciassettenne a suo dire Introversa ma dal Dolce Sorriso:

N.B. Se sei sei un mio parente/insegnante/compagno di classe entrato inebitamente in possesso dell'indirizzo di questo blog sei pregato di levare le tende (per salvaguardare i nostri rapporti, mica per altro).

[1] Pensandoci bene, non credo di esserci stata, alla BlogFest. Ho scoperto che c'era un sacco di gente che volevo conoscere e che non ho avuto il tempo di incrociare. Però è stato bello abbracciare forte le mie donne preferite :)

09 novembre 2004

Firefox 1

C'è, è uscito, non è più in beta, quindi è il momento di spammare i vostri amici e dare una mano alla Mozilla foundation a mangiare ulteriore strada su quel terreno di coltura per virus che è IE, in modo che tra qualche anno non se ne senta finalmente più parlare.

Il sito ovviamente è lentissimo, quindi conviene provare a andare - meglio domattina per evitare le ore di punta USA - direttamente all'FTP (Linux) - (Mac OS X) - (Windows) o ancora meglio usare i mirror (linkati alla versione Windows), (Belgio, Germania) e auguri pure con quelli.

Non ci può essere spiegazione altra

Gli scrittori non sono persone normali. Io sono sempre più convinta che possano andare non solo avanti e indietro nel tempo, ma anche muoversi negli universi paralleli a loro piacimento. Non possono dirlo a nessuno, però possono raccontare le storie che vivono come se le avessero inventate. Per questo quando gli chiedono "mascusileidoveprendeleidee" hanno sempre quell'aria un po' colpevole.
Stamattina ho finito The Running Man di Stephen King. Un libro del 1982, ambientato nel 2028. Un libro in cui un'agghiacciante dittatura viene mantenuta grazie a una tv via cavo obbligatoria, la Free Vee, che trasmette solo reality show che quasi sempre finiscono con la morte dei partecipanti. Uno degli eventi scatenanti la repressione culminata nella dittatura sono i moti di Seattle del 2005 (cioè ha sbagliato di soli cinque anni), ma questo è niente. Non posso rivelare il finale per non rovinare il piacere della lettura, ma vi assicuro che la fissazione di De Lillo per le Twin Towers (Mao II, copertina di Underworld) in confronto fa ridere.

08 novembre 2004

Caro Achille...

... il mio post sulla BlogFest sarà al BlogRodeo, che parte tra un'oretta circa :)

Un sondaggio per maschietti

L'autoreggente che fa capolino da sotto la gonna, vi arrapa o vi dà una sensazione di sciatteria?

05 novembre 2004

Che stanchezza

Non è che qualcuno ha un fermatempo, un divaricatore di ore, un moltiplicatore di minuti che contemporaneamente dimezzi la fatica?

[X-View] The Corporation

[La scheda completa del film è su FilmAgenda, dove, se vuoi, puoi pubblicare una tua recensione]

Riprendere le distanze, contestualizzare in un percorso storico, guardare piu' da vicino qualcosa di scontato e capirlo meglio.

Le corporation - le societa' di capitali - esistono da pochi anni (circa 150, al massimo 300 se proprio si vuole andare a coglierne gli albori) e hanno accumulato in un secolo una quantita' di potere inimmaginabile anche da un imperatore romano: come aveva giustamente preconizzato la fantascienza, sono diventate i centri del potere reale, un potere sovranazionale e quindi letteralmente ubiquo, come la loro capacita' di sfuggire alla legge.

Legge che protegge le corporation piu' del cittadino, e proprio in questo close up c'è uno dei piu' interessanti punti del film: l'orrore della "persona giuridica", bovinamente studiato 15 anni fa e capito solo domenica sera, in un cinema pieno e accaldato. Le corporation sono persone, con tutti i diritti delle persone e molti meno doveri. Le corporation possono uccidere, avvelenare, contaminare e non vanno in prigione, perche' la loro e' una responsabilita' limitata. Quanto limitata, l'abbiamo visto con i recenti fatti italiani e non: quanti dei colpevoli di stragi come Bhopal o crac come Parmalat stanno pagando le loro colpe?

Quando cinque anni ho deciso di aprire una mia societa', mio padre mi ha detto, mi raccomando, fai una srl, perche' cosi' se fai casini non ci vai di mezzo personalmente. L'idea mi sembra ancora oggi del tutto balzana: come fai a non andarci di mezzo tu, se fai casino? Se hai debiti, danneggi qualcuno o qualcosa, sbagli di brutto, che persona sei se basta un escamotage legale per tirarti fuori dal guano?

Il film e' un utilissimo contenitore degli ultimi anni di studi e dibattiti sul tema: meno cinematografico dei Moore, basato com'e' quasi completamente su interviste in studio, troppo lungo rispetto ai contenuti (i temi sono spesso ripetuti), ma comunque un'imperdibile discesa agli inferi soprattutto per chi finora non ha ancora avuto il coraggio di guardare il fatto che siamo dominati da questo strano golem che agisce indisturbato in tutto il mondo.

04 novembre 2004

Il villaggio aglobale

Se il cinema è specchio della società, il cinema moderno dimostra quanto la società contemporanea si fondi sulla paura. Del vivere la paura (e superarla) Michael Night Shyamalan ha fatto un tema costante del suo cinema: come in Signs, e a differenza dei due film precedenti, protagonista di the Village è la paura sociale del diverso e dell'ignoto, l'identificazione con il Nemico di tutto ciò che proviene dall'esterno.

Il Villaggio non è un seducente esempio della romantica-per-quanto-dura vita comunitaria del 19mo secolo come parrebbe all'inizio del film, e dalla quale Shyamalan sostiene di essere affascinato: la ragione del raccogliersi attorno al nucleo della società rurale di the Village sta nella costante minaccia esterna, in una guerra infinita che gli abitanti esorcizzano attraverso una serie di rigidi rituali e superstizioni.

Un villaggio chiuso, accerchiato, autarchico come metafora della società statunitense contemporanea, abitata da persone incapaci di interrogarsi sull'altro da sé, che non sanno e non vogliono stabilire un dialogo con ciò che sta al di fuori della recizione che loro stessi hanno edificato. Un popolo governato da un gotha di anziani che ha fatto della paura il fondamento della propria autorità (ricorda niente?) e il cui comandante in capo si chiama nientemeno che Walker.

E così il buon selvaggio dalla doppia cittadinanza che è Shyamalan si prende la briga e di certo il gusto di mettere gli Usa davanti a sé stessi in un ritratto metaforicamente accuratissimo del nuovo ordine mondiale, con tanto di episodi chiaramente simbolici dei quattro anni di impero appena trascorsi, e una conclusione in bilico su un interrogativo sospeso ("è il caso di continuare a vivere nella paura?" si chiede George - pardon, Edward - Walker) che ci ha fatto sperare per qualche giorno, prima del 2 novembre :-(

No, non era il caso di sperare: il Villaggio non abbatterà le recinzioni.

03 novembre 2004

Seghine

Boston, 3 nov. (Adnkronos) John Edwards: "John Kerry ed io abbiamo fatto una promessa agli americani, che ogni voto verra' contato, e combatteremo perche' ogni voto venga contato" (...)

Washington, 3 nov. (Adnkronos) "Il senatore John Kerry ha ammesso la sconfitta alle elezioni presidenziali. Il candidato democratico ha deciso di non aspettare i risultati definitivi, ancora incerti in tre stati"

Questo mentre sulla home page del Democratic National Committee campeggia ancora il seguente statement da parte di Mary Beth Cahill, direttrice della campagna Kerry-Edwards:

"The vote count in Ohio has not been completed. There are more than 250,000 remaining votes to be counted. We believe when they are, John Kerry will win Ohio."

O hanno seri problemi di comunicazione, o l'autolesionismo è diventato lo sport di moda a Boston, o qui qualcuno ha fatto l'affare della sua vita.

La notte dei blogger

A me i blog con aspirazioni letterarie non sono mai sembrati veri blog. A me dei blog piace la trasparenza dell'autore, l'Io in evidenza, la mancanza di distanza, lo sguardo in macchina. Tutte cose che uccidono la narrativa, se ci pensate bene: la narrativa deve fingere e prendere le distanze, ma creando l'illusione di una realtà assoluta.
I blog con aspirazioni letterarie, anche quando ben riposte, i blog senza commenti, senza link, dove pubblicare "storie" io non riesco a leggerli, io per leggere una storia ho fame di carta, di quelle ormai invisibile interfacce chiamate pagine, di uno svolgimento orizzontale e non verticale.

Per questo e per tanti altri motivi, sono assai contenta dell'antologia Einaudi, che ha dato a una ventina di noi (ribadisco il noi, e sapete che non lo uso a caso) la possibilità di misurarsi con una dimensione molto diversa dal post. Trovo il tema "notte" un po' inflazionato (mi perdoni la curatrice); trovo la parola blogger nel titolo un classico boomerang di marketing (e spero di essere smentita), avrei fatto scelte in parte diverse, per quanto riguarda gli autori, ma prima o poi la leggerò, l'antologia. Mi prendo il lusso, per una volta, di non credere agli amici che l'hanno un po' stroncata, e di fidarmi degli sconosciuti lettori dell'Internet Bookshop, che in questo caso godono di quella distanza che permette una maggiore lucidità di giudizio.

02 novembre 2004

[X-View] Eternal sunshine of the spotless mind

La scheda completa del film - titolo italiano "Se mi lasci ti cancello" è su FilmAgenda]

L'eterno dissidio della mente innamorata e delusa: perpetuare il ricordo, rivivendo tra se' i momenti piu' belli, o tirare una riga sul passato e dimenticare tutto?

Gondry (o meglio Kaufman) mette in scena il desiderio sfrenato di far entrare la persona amata nella tua testa, di farle vedere cio' che di lei si ha di piu' caro, di visitare insieme i propri spazi interiori per (ri)costruire anche nella mente quel progetto di vita in comune andato in frantumi.

Gondry (o meglio Kaufman) racconta l'eterno ritorno del vero amore, che non puo' essere curato, cancellato, inibito, tanto forte e' la sua capacita' di trovare sempre una strada verso i meandri piu' nascosti del se' e del quotidiano.

L'accurata messa in scena supporta in pieno l'apparente follia della trama, che si rivela alla fine molto piu' lineare e semplice delle apparenze: e' la stessa semplice forza che ci spinge contro ogni furbizia verso quella stessa persona, per ogni sempre che abbiamo a disposizione. La serendipita' dell'innamorarsi, quella sensazione di non poter fare altro, di non dover fare altro, se non cogliere quei fiori.

E per chi davvero pensa di poter (o voler) dimenticare, c'è sempre la Lacuna :)

Alive and kicking

Che giorno dei Morti sarebbe senza almeno una resurrezione?
Riparte il BlogRodeo: vai e gioca :)

[X-View] The Village

[La scheda completa del film è su FilmAgenda]

All'ombra di se stessi
e dentro case costruite da sé
è forse la vita dell'uomo men dura?


Se l'inferno sono gli altri, come scegliere quelli con cui vivere? La paura e' sempre cieca, e' sempre una mano che esplora il vuoto intorno a se', una macchia incongrua che interrompe i giochi sul portico di due sorelle: la paura non viene mai da fuori.

"Fight or flight" e' la reazione primitiva dell'uomo di fronte a un pericolo: piu' il pericolo e' invisibile, piu' la lotta e la fuga verranno gestite dalla colletivita', stringendosi gli uni agli altri, creando una mappa del mondo che permette di difendersi, ma che contemporaneamente perpetua ed enfatizza il rischio anche quando questo si esaurisce.

Ma se l'inferno sono gli altri, come creare una collettivita' di fiducia? Se gli israeliani si circondano da un muro, quanto tempo prima di iniziare ad aver paura del vicino di casa? Se la civilta' occidentale si inventa un nemico per proteggere il suo stile di vita, quanto tempo per liberarsi di quel virus che rovina una festa di nozze per poter assicurare il futuro alla prole degli sposi?

Shyamalan supera la sua trilogia di uomini soli e spaventati dai propri poteri per dedicarsi alla piu' piccola unita' sociale possibie, il villaggio. Chiaramente affascinato dalle sue dinamiche e dallo stile di vita che nasce dal costruirsi la vita con le proprie mani, non puo' pero' rinunciare a ricordare che la' fuori, cio' di cui "non si deve neanche parlare" e' allo stesso tempo realmente pericoloso ma potenzialmente amico.

Il sole e il sangue - il giallo e il rosso - sono i cromatismi piu' immediati ed evidenti, l'odore della vita che alla fine riesce a mediare un giuramento necessario - il diritto a vivere la propria vita come meglio si crede - con la straordinaria capacita' umana di negarlo per dargli nuova spinta e un futuro.