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08 settembre 2004

Più che bruciare, qui bolliamo

Se fosse stato tutto un sogno, si chiede Moore. Se avesse vinto Gore. Se un senatore avesse firmato la petizione. Gore avrebbe preso sul serio quel memorandum della Cia?

Non e' stato un sogno, ma per tutto il film speri che sia solo un film. Speri che Moore abbia truccato le carte. Speri in un abuso di montaggio, di satira, in un eccesso di buone intenzioni elettorali. Ogni tanto dimentichi che e' un documentario, non solo per la fluidita' del narratore, ma perche' le immagini che vedi sono incredibili. Parola che ha perso significato, questa. Non credo a cio' che vedo, perche' e' incredibile. Non credibile. Non collima.

E' incredibile quel turbinio di carte. La faccia di Bush, che assume una parvenza di cognizione solo quando impegnato in qualche sport. Le feste ai sauditi. Signori, la reclutatrice dell'esercito che si accascia davanti alla Casa Bianca non e' un'attrice scelta da Spielberg. E' tutto vero, cio' che conta e' tutto successo davvero: chi se ne frega se davvero i Bin Laden sono volati via come uccel di bosco, quando vedi una mamma patriottica che si accascia per il figlio marines che magari ha anche lui messo una bella musica cattiva per caricarsi in azione? Charlie non fa il surf, no.

Documenti, prove, reperti, cifre, io non credo piu' a nulla di tutto cio'. Credo ai morti. Credo ai traumi, fisici e non. Credo all'odio che vedo, che mi sento addosso, alla vita umana che non vale piu' niente in troppe parti del mondo per aspettarsi sensibilita' per le nostre. Credo a Moore che me lo fa a vedere e rivedere, incollata alla poltrona, la mente che cerca di evadere pensando ad altro. Non e' stato un sogno, questo non e' un film.

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