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21 luglio 2004

Un pasticciaccio brutto

Odio il signor Rossi.
Ecco, è già brutto cominciare questo racconto così, perché fino a qualche tempo fa non avevo niente contro il signor Rossi. Stavamo ognuno nel suo appartamento e non ci conoscevamo neanche. Mica avevo niente contro il signor Rossi. Per principio, intendo. Certo, siamo sempre stati molto diversi: per esempio lui si chiama Rossi e io Neri. Lui è biondo con gli occhi azzurri e io no.

Poi, lui ha un buon lavoro. E' ricco, sempre in forma e ordinato, con dei doppiopetti blu stiratissimi e quelle camicie bianche accecanti che mi stanno anche un po' sulle palle, perché io non so stirare e vado sempre in giro che sembro appena uscito dalla centrifuga. Lui è un cittadino modello: adulto e responsabile, benvoluto da tutti, con un sacco di amici altolocati in mezzo mondo. Qualche sciura del vicinato l'ha definito "tanto impegnato in politica per migliorare la società", mentre io non vado neanche a votare. Che peraltro non mi risulta sia un crimine.

Ma non è questo, figuriamoci. Ognuno è come è. E come decide di essere, anche.

Però prima qui c'ero solo io, e stavo davvero bene in questo grande appartamento con un enorme giardino fresco e silenzioso che non avevo nemmeno mai osato sognare.
Poi è arrivato lui con tutta la famiglia, e si è sistemato nell'appartamento adiacente. Non che la cosa mi dia fastidio in sé: non ho niente contro le famiglie, anche se non ne ho una mia. Anche qui, son scelte. Ci mancherebbe. E se i suoi figli fanno casino in giardino dal mattino alla sera, pazienza. Ti pare che mi ci metto a litigare per così poco, io che sono sempre stato per il quieto vivere e la tolleranza.
E' che su quell'appartamento ci avevo messo gli occhi io, ma lui ha fatto un'offerta più alta e sai com'è. D'altra parte è normale. E' ricco, se lo può permettere.

Poi però le cose sono cambiate. A parte il casino, a parte che mi ha tolto tutto il sole con quella enorme tettoia abusiva, a parte che quando si è attaccato al mio contatore dell'acqua mi ha ridotto la portata e non riesco nemmeno più a irrigare il mio giardino, ancora non me la sentivo di lamentarmi. In fondo mi accontento di poco, e non ho le esigenze di una famiglia così numerosa.

Il problema è stato quando ha cominciato a allargarsi. Con tutta la gente che invita alle sue feste, e vengono da tutto il mondo, la sua metà di giardino non gli bastava più. Che certo, lo capisco che non gli basta. E allora ha cominciato a sbordare nella mia parte del giardino. Prima con le sedie sdraio, poi la piscina gonfiabile dei bambini, poi un giorno torno delle vacanze e scopro che si è costruito una piscina nel mio giardino - una vera, intendo - e l'ha recintata. Capirete che mi sono girate un po' le balle.
Sono andato a lamentarmi a casa sua, m'ha prima insultato e poi menato. O viceversa, adesso non ricordo. La commozione cerebrale mi ha danneggiato un po' la memoria a lungo termine.

Da lì è stato sempre peggio: ogni mese si prende un nuovo pezzo del mio giardino, ogni sei mesi abbatte una parete e si frega una delle mie stanze. Quando mi lamento, mi mena o mi minaccia di morte. Capirete che non sono più così ansioso di lamentarmi.
Sei mesi fa si è fregato l'intera zona giorno, col televisore, lo stereo e tutti i CD. Li suona a notte fonda tenendomi sveglio. Si vede che gli piacciono, che abbiamo gusti simili. Magari in un'altra situazione potremmo persino essere amici. D'altra parte se siamo tutti e due qui una ragione ci sarà. Però quei CD erano miei, una volta. E lui continua a costruire nuovi muri rubandomi metri su metri di spazio vitale.

Ma perché non lo denunci, mi chiederete.
Ci ho provato, una volta. Non è servito a niente, e mi son fatto due mesi d'ospedale (durante i quali s'è fregato la camera da letto).
Il fatto è che il signor Rossi è l'assessore all'urbanistica in questo buco di paesino sperduto in cui viviamo. E' anche l'unico avvocato. E l'unico giudice nonché capo della polizia è suo fratello. Una volta, tanto tempo fa, c'è stata persino una sentenza della magistratura che mi dava ragione, ma qui chi deve eseguire le sentenze è lui. Capirete che ha qualche vantaggio, vista la situazione.
Ho provato a parlare con suo fratello, mi ha menato pure lui. E ha mandato una squadra di operai a murarmi ripostiglio e camera degli ospiti.

Ieri sono arrivati di nuovo gli operai a tirare su un altro muro: stavolta ho perso la cucina e il bagno. Da oggi non ho più accesso all'acqua e al frigorifero. Sono ridotto a vivere nel 20% di quello che era il mio spazio originale. Il mio giardino non c'è più. Cioè c'è, ma ora è suo.

Cago per terra, dormo sul pavimento, mangio solo roba in scatola che devo farmi calare dalla signora Bianchi del piano di sopra perché non ho più un ingresso. Sono prigioniero in casa mia. So già che quando la signora Bianchi andrà in vacanza morirò di sete. La signora Bianchi va in vacanza oggi.

E allora da qualche settimana invece delle solite scatolette di tonno ho chiesto alla signora Bianchi di calarmi la dinamite. Suo fratello lavora in una cava, ne tiene un sacco in casa. Lo so che ammassare un quintale di esplosivo nella stanza in cui vivo non è una soluzione molto razionale ai miei problemi, ma considerando che qui ci lascio la pelle io per primo concederete almeno che ci devo aver pensato bene.
E' anche vero che probabilmente sono un po' uscito di testa, visto che durante i miei rari sonni, brevi e agitati, sogno di uccidere Rossi in tutti i modi immaginabili. Certo, ammazzargli uno dei bambini con una fioriera di quindici chili probabilmente è stato un errore, ma lui non passa mai sotto l'unica finestra che mi rimane.

In ogni caso non mi viene in mente nessun'altra soluzione. Se ci fosse qualcuno a mettere Rossi a posto o anche solo a aprire un negoziato che garantisca le mie necessità vitali, forse una speranza ci sarebbe. Ma oggi la signora Bianchi va in vacanza, la sento che fa la valigia al piano di sopra. E allora oggi se ne va anche la famiglia Rossi, e io con loro.

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