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14 luglio 2004

i Mostri del cortile - reprise

Io abito in Corso Como. Per capirci, i miei vicini di casa si chiamano Carla Sozzani, Francesco Conti e Miss Y. Per intenderci, a un centinaio di metri a destra e a sinistra ci sono le uniche due discoteche di Milano (oltre al Plastic) che non cambiano nome una volta a stagione. Per contestualizzare, quando al tiggidue informano giornalisticamente sugli orari di chiusura delle discoteche, parlano dei problemi degli abitanti di "Ticinese (un quartiere), Brera (un quartiere) e Corso Como (una via)".
Eppure, il mio appartamento è un'oasi di silenzio. La mattina mi svegliano gli uccellini (sospetto che sia un mp3 cronotropo). Protetta da un muro, ben annidata all'interno, la mia casa è una cuccia che neanche la coabitazione al piano di sotto con 65 sarti cinesi e i di loro scarafaggi ha potuto turbare. O meglio, era.

I problemi sono iniziati l'anno scorso: l'appartamento sfitto al piano di sopra (di circa 12 metri quadri) è stato occupato da una francese sfigata e dai suoi tanti amici, impegnatissimi a correre su e giù per le scale per tutta la notte, uscire prestissimo la mattina lasciando la sveglia accesa e chiacchierare a voce altissima vicino alla finestra. È però bastato urlargli "ta gueule" per far loro gentilmente capire che capisco il francese, e che non sono pacifica.

Si sono placati, e l'estate è tornata ai suoi rari, abituali rumori: il catarro di uno (o forse vomita una notte sì e una no), le feste di Corso Como 10 (di cui discuto soprattutto i gusti musicali), le atroci litigate alle quattro di mattina che non puoi non aver voglia di ascoltare. Roba anche interessante, una specie di Stomp notturno. Di solito, il silenzio e il fresco della mia casetta sono tali che quando esco dal portone sono regolarmente sorpresa a vedere tutta quella gente, tipo in Mediterraneo quando all'improvviso gli abitanti dell'isola si palesano. Ma poi è arrivata la Iena Ridens.

La Iena Ridens è americana, non esce mai, non dorme mai. Me la immagino come un personaggio di John Waters, grassa e triste, di quel triste che deve sempre far sembrare di essere felicissima, e lo fa dando fiato alle trombe vocali. Quando lei ride (e ride spesso, diciamo ogni tre minuti, spesso alle sue stesse urlate battute), quando lei ride i vetri del Movida tremano e il 33 deraglia. Quando lei ride l'indice glicemico del radicchio sale ai livelli del riso soffiato e Gil Grissom è preso dall'insano desiderio di una notte all'Hollywood, e poi tutti al mare a mangiare i cornetti.

Quando la Iena Ridens ride e sono le tre del mattino e per te il sonno è un bene prezioso come l'acqua in Sicilia, all'improvviso la desideri in Iraq, così non ha più un cazzo da ridere, le auguri che le si rompa il tacco di una Manolo, una brutta avventura con un autoabbronzante, un'estetista alle prime armi alle prese con i peli del suo inguine.

Abitanti dell'isolato Corso Como-Via Rosales-Via Pasubio-Via de Cristoforis (ma forse arriva in Melchiorre Gioia), se per caso leggete questo blog, uniamoci: riprendiamoci le nostre notti serene, i nostri pisolini pomeridiani, la nostra malinconia di cinefili che devono vivere vicino all'Anteo, o perire. Altrimenti dovrò prendermi le mie responsabilità, metamorfizzarmi nel Grande Tiratore e salire sul tetto con un fucile a pompa. Muoia Corso Como con tutti i filistei: la Iena Ridens non deve vincere.

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