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13 luglio 2004

"Facts don't do what I want them to"

Il commento di Fabio sul mio post precedente mi ha ricordato un punto che volevo esplorare da un po', cioè l'atteggiamento, le aspettative ma anche la concezione del mondo in base ai quali i blogger (perlomeno io) e alcuni giornalisti che conosco sembrano porsi davanti alle notizie e ai post che le riportano, che siano di cronaca, di commento o di fiction (e in un blog son distizioni che già nascono sfumate).

Se sono un blogger probabilmente mi interessa poco della notizia nuda e cruda, mentre mi interessa molto più come è riportata. Quello che cerco è di godermi la narrazione di un fatto che può essere o non essere riportato in modo preciso e attendibile. In ogni caso, ho sempre ben presente che ciò che sto leggendo corre sul labile confine tra fatto e fiction, e tendo a mantenere questo disincanto anche rispetto alla lettura dei quotidiani, dando per scontato che questo confine venga spesso e volentieri attraversato anche dal giornalismo.

La verità oggettiva della notizia è in secondo piano, perché un blog è prima di tutto narrazione di sé, ed è la narrazione che mi interessa, non la prova documentale: deciderò poi io se credere o meno all'autore, e se sia importante decidere se credergli o meno.

Questo per dire che mi pare che il blogger (nel senso di io) tenda a mettersi per consuetudine ed estrazione in una posizione relativistica rispetto al Fatto. Lo scrive minuscolo, gli dà del tu, ed è abbastanza disincantato da non spaccarsi la testa cercandone una presunta oggettività, ma si accontenta di godere della sua narrazione.
Un po' perché gli è successo che anche chi sostiene di raccontare Fatti Oggettivi gli abbia mentito più di una volta, ma soprattutto perché ha imparato che il fatto raccontato da una persona non coincide quasi mai con quello raccontato da un'altra. Nemmeno se usano lo stesso set di regole per raccontarlo.

Al contrario alcuni giornalisti che conosco leggono i blog come se si trattasse di lanci Ansa. Sono troppo impegnati a esaminarli e verificarne la solidità per divertirsi a leggere. Questo può dipendere dal fatto che di scrivere lo fanno per mestiere e non per diletto.
Scrivono per servizio, non per sé stessi, e soprattutto non scrivono su sé stessi. Sembra bizzarro, ma quando si scrive di sé (cioè, in fondo, dell'unica cosa di cui si può avere esperienza) e ci si rilegge, si imparano un sacco di cose sulla relatività del mondo.

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