Svelare e nascondere
Giacomo scrive: "La scrittura, con la sua solidità, con la sua totale esteriorità, con il suo permanere, con il suo porsi come atto totalmente intenzionale, premeditato, è dunque più ingannevole, ci maschera e ci dissimula ulteriormente attraverso l’ulteriore mediazione con il linguaggio?"
Ma è ancora vero? Condivido le sue osservazioni e i suoi interrogativi, ma i media digitali hanno modificato il campo di gioco, quel palcoscenico che Goffman ha sovrapposto un po' a tutte le situazioni sociali, dalla metropolitana in poi. L'immediatezza del dialogo vis à vis contrapposta alla mediazione del linguaggio scritto: ma è vero anche in una chat? Quante volte avreste voluto poter cancellare un commento perché svelava molto più di quello che volevate dire? Si può mentire in rete, se si vuole, ma se non ci si pensa?
La scrittura può nascondere quando è meditata, valutata, cesellata, e non c'è dubbio, ma quando è dialogo a tutti gli effetti, rivela eccome, rivela quasi tutto, si è più nude da nude o con un abito di seta ecrù che scivola sul corpo? In rete mi smaschero perché conservo un'illusione di privacy, illusione che volendo posso trasformare in realtà, rifiutandomi di mettermi in gioco spostando il campo dal digitale al fisico. Ma se lo faccio, beh. Inutile illudersi.
Giacomo è stata una delle pochissime persone il cui "involucro" mi ha sorpreso. Me lo aspettavo diverso e finora non mi era quasi mai successo, con le ormai centinaia di persone che sono uscite dalla scatola per diventare carne e ossa e odori. Non è che so come sono: è che quando le vedo so che sono loro, anche se non assomigliano a ciò che raccontano. Sono io che ho un po' di "shining" o è la scrittura che in rete diventa immediata trascrizione del sè reale di ognuno di noi?
PS: a parte che è lungo, ho riscritto questa roba tre volte come commento su Intranet Management e Splinder mi ha graziosamente rimbalzato tutte e tre :|

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