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02 marzo 2004

Il battito del cuore (i Kodo)

C'è un momento preciso, in cui in sala si fa silenzio, e il silenzio per pochi istanti sembra assorbire tutto. Poi, all'improvviso, la musica accade. E io, puntualmente, mi commuovo e piango, lacrime preziose, trattenute un po' per orgoglio perché voglio *vedere*. Perché vedere la musica che accade, oh. OH.

Ieri sera, alla prima serata milanese dei Kodo, è andata peggio del solito: per i primi due minuti ho temuto veramente di stare male, già mi vedevo stesa per terra con tracce di sangue dal naso e il teatro (il DalVerme) pieno che sussurrava "poverina, sindrome di Stendhal". Poi, per fortuna, come ogni volta mi riprendo, la ragione riprende il sopravvento e comincio ad ascoltare la musica con il cervello, oltre che con il corpo.
Concerto indimenticabile: il programma è riuscito a mettere insieme il meglio - acustico, estetico, storico - della musica di questo eccezionale gruppo di musicisti giapponesi. Si parte con grande energia (Hayate), i musicisti saltano fuori dalle viscere del teatro agitando una specie di enorme tamburello, in formazione completa: li rivedremo tutti insieme solo nel pezzo conclusivo (Yatai-Bayashi) e nell'incredibile bis (per dare una seppur vaga idea a chi non li conosce, pensate al tip tap finale di Zatoichi moltiplicato all'ennesima potenza). Il pezzo più potente è sicuramente Monochrome: ho apprezzato meno quelli basati sul flauto, ma solo per colpa dell'acustica del teatro che ha penalizzato notevolmente questo strumento (l'ho scoperto quando il musicista è salito in platea a suonare). Indimenticabile l'o-daiko, l'enorme tamburo il cui suono fa addormentare i bambini: 120 centimetri di diametro per 350 chili di peso.
Sarà difficile, dopo questo concerto, apprezzare i Kodo in CD: la fisicità dei musicisti e dei tamburi è indispensabile per apprezzare completamente ritmiche e arrangiamenti che davvero riproducono il battito del cuore, il ritmo del sonno, le stagioni dell'anno e della vita. Stasera a Milano si replica a grande richiesta, ma temo che sia già tutto esaurito.

Per mischiare alto e basso, che mi piace sempre, a proposito dei Kodo non posso non citare l'esimio Lorenzo in arte Jovanotti: "il battito del cuore è lo stesso per tutti la musica, la musica fa muovere tutti ma il battito del cuore è per tutti lo stesso la musica, la musica e il resto nel cesso". (Una tribù che balla)

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