Vivaddio
Per vicissitudini familiari sono un cliente Unicredito, e conoscendone la tendenza all'approssimazione nelle procedure e la pochezza nelle strategie è senza il minimo stupore che apprendo della chiusura di Vivacity, portale del gruppo nato quasi fuori tempo massimo, in tempi di bolla speculativa.
Ora, ci mancherebbe che proprio io mi metto a non appoggiare una lotta sindacale, ma signori, diciamocelo: chiunque conosca Unicredito sapeva benissimo fin dall'inizio che Vivacity era nato morto. E se non l'avesse saputo, se ne sarebbe accorto leggendolo.
Davvero, non è il caso di menarsela: il portale generalista ha dimostrato di non avere senso nemmeno quando nasce da un colosso globale dell'informazione, figuriamoci quando a partorirlo è un istituto di credito privo delle minime competenze di base su Internet.
Massimo rispetto per la lotta dei lavoratori, che mi auguro riescano a spillare il massimo dalla piovra finanziaria del gruppo, ma insomma, "delusione" direi proprio no. Quello di Vivacity è un naufragio annunciato fin dal varo, roba che neanche il Titanic.
Ora la domanda è: si vuole cominciare a ragionare produttivamente su quello che si può fare di utile su Internet, o vogliamo continuare a seppellire cadaveri?

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