La città si ferma? Che si fermi la città.
In questo delirio di polemiche e illustri inalberamenti sulla scelta di fare lo sciopero selvaggio dei mezzi pubblici, dico la mia così non ci penso più: sono stati costretti a fare l'unica cosa che potevano fare.
Dopo due anni di attesa per la firma di un contratto biennale (e non credo che l'assurdità della cosa sfugga proprio a tutti), dopo due anni di immobilità dei sindacati che - giudicando almeno dai risultati - pare non riescano a fare il loro lavoro, o almeno non siano nelle condizioni di farlo - e allora lo dicano chiaramente - i lavoratori dell'ATM, spesso sottopagati, in altissima percentuale precari, hanno esercitato il diritto dello sciopero in modo per una volta efficace, cioè come si fa negli altri paesi europei: paralizzando il servizio. La civilissima Francia insegna: uno sciopero è tale se procura disagi e danni economici, altrimenti non serve a nulla.
E un sacco di gente è rimasta a piedi, un sacco di gente non ha potuto - peraltro per giustificata causa - andare al lavoro: anche questo è parte dello sciopero, che se non rappresenta un serio danno economico in Italia non vale nulla.
Io me ne sono andato a casa a piedi dalla stazione (e ok, sto vicino) ma se fossi stato lontano l'avrei fatta a piedi volentieri lo stesso, per solidarietà. Perché quando ci vuole ci vuole, e quando sono in ballo i diritti di una categoria intera, i miei diritti di singolo vengono dopo.
A chi dice che si tratti di una guerra da poveri risponderei: il punto è proprio evitare la guerra tra poveri, dichiarandosi solidali. Questo è l'unico strumento che i lavoratori ATM hanno, o quasi l'unico. Danno economico prolungato all'azienda. A mio parere parallelamente dovrebbero fare anche giornate di accesso gratuito ai mezzi, ma immagino che i controllori siano dei dipendenti privilegiati, quindi ben più difficili da convincere.
Fatto sta che se non altro questo sciopero è servito a dimostrare ai milanesi cosa accadrebbe se tutti quelli che prendono i mezzi cominciassero a muoversi in auto: la paralisi totale. Ecco il valore sociale del mezzo pubblico, che magicamente scopriamo solo quando non possiamo più farne a meno. E aldilà di tutte le polemiche, su questo mi sembra dovremmo tutti rifltettere.

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