Bley, Swallow, Drummond, Sheppard live at Manzoni Theatre, Milan
Già addolorati per aver perso la data di John Zorn Masada un paio di settimane fa, l'aperitivo in Jazz con Carla Bley & the Lost Chords non ce lo siamo lasciato scappare, e ne stravaleva la pena.
In un teatro Manzoni che gronda icone e simboli della trinità Finivest-Mediaset-Forzitalia dove due cassiere per strappare un biglietto e una trentina di attendenti in divisa sono la soluzione al mitico milione di posti di lavoro, la sacerdotessa del Jazz e i suoi impeccabili compari (Andy Sheppard, Steve Swallow e Billy Drummond) hanno messo in piedi un set di gran valore, quasi intimidente nella sua impeccabilità tecnico-stilistica. E se questo vuole anche dire poco cuore in cambio di moltissima professionalità, chi siamo noi per lamentarcene?
Tre wasp più un nero con le percussioni nel nome che sembrano usciti da una vernice del MOMA (la Bley sembra un Andy Warhol alto e nordico scivolato seza il minimo sforzo in un tailleur di gran firma), un jazz colto ma non eccessivamente intellettuale, una performance talmente levigata da lasciare allibiti.
Ma la vera sorpresa per me è stato vedere finalmente Steve Swallow, un anziano signore dal capello color bianco distinto che arpiona il suo basso elettrico con vecchie mani noccute più agili di quelle di un croupier di las vegas, e interpreta ogni più lieve sfumatura dei tanti pianissimi scritti dalla Bley con spaventoso impatto emotivo. Uno zio che vorresti andare a trovare nel suo brownstone dell'upper west side e ascoltarlo per ore parlare di Stravinski e Mingus. Lassù al top insieme a Ron Carter, Charlie Haden e pochi altri.
(foto di Mark Wohlrab)

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