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09 luglio 2003

Non andate da Ilia

Ok, il ristorante ieri sera l'ho scelto io, istigata dal Vanz che ne era incuriosito ma non voleva rischiare: "vai con le tue amiche, honey, così se fa cagare non ci torniamo". Ilia non fa cagare, non in assoluto, ma è priciso priciso il tipo di ristorante che io odio: avido, rumoroso, banale. Avido perché ci sono troppi coperti, a momenti ci sono anche tavoli nell'antibagno, e rumoroso di conseguenza. Banale perché non se ne può più di menu con decine di piatti che vanno dal Prosciutto crudo di Parma con melone al patè (due tronchi di paté serviti con il pane tostato, senza nessuna grazia) alla tagliata con la rucola ai Tortelloni di ricotta e spinaci al burro fuso fino all'unico che mi interessava, e cioé il Filetto alla parigina che però era finito (alle nove e mezza). La maggior parte delle persone sarà felice di cibarsi così, io se vado a mangiar fuori mi aspetto un minimo di creatività e/o di tradizione vera, in cucina. L'istinto da killer gastronomico è ben sintetizzato dal piattone di patatine fritte e crocchette che ti piazzano davanti appena arrivi, così ti strafoghi e poi non senti più nessun sapore.

Il rumore ha impedito un'umana conversazione almeno fino alle 11, poi qualcuno ha mollato il colpo e si è potuto un po' chiacchierare, ma a mezzanotte e un quarto ci hanno mandate via, santa pace, io per 31 euro per un'insalata e un po' di carne voglio restare a chiacchierare finché non cado stecchita, o siete una pizzeria?
Insomma, serata un po' gnegna, passata a indignarci perché una di noi sono cinque anni che lavora in un posto come una schiava e ieri ho scoperto che non è neanche inquadrata come co.co.co, fa fattura, e fino a due mesi se una mattina non andava a lavorare le toglievano le ore... Io mi chiedo se ha senso continuare a seguire queste lotte per i diritti dei dipendenti (cosa che faccio religiosamente) invece di preoccuparsi un pelo di più delle migliaia di persone senza un minimo di inquadramento.

Botta di qualunquismo senile a parte, oggi mi gira proprio male: 205 euro di dentista, mal di denti, marketing del largo consumo a togliermi le ultime illusioni sulla vita, l'universo e tutto quanto, la prospettiva di dieci giorni di dieta feroce perché sono dieci giorni che porcheggio, insomma, giratemi al largo :)
Ah, giusto per concludere con una nota positiva: a Rimini confermo sia la dritta del bagno 44, per pranzi di pesce luculliani, sia l'Osteria de Borg, segnalata anche dalla Guida delle Osterie e finora colpevolmente snobbata. Avendo inoltre aggiornato or ora il menu di luglio del Ditirambo, confesso che per questi "Scampi crudi marinati al pomodoro battuto" potrei anche prostituirmi.

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