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25 novembre 2002

Mercanti di Futuro

A volte ci si sente un po' fuori di testa, a sospettare che l'ascesa e la caduta della new economy siano state abilmente pilotate dai poteri finanziari globali, che prima hanno cavalcato il fenomeno in Borsa e poi, una volta capito che la rete è una strana bestia difficile da domare, hanno venduto il vendibile e mandato tutti a casa.
Alle prese con la dietrologia e le ipotesi di complotto io vivo sempre una specie di disagio divertito, indulgo volentieri, ma con un po' di vergogna. Poi ti capita tra le mani un libro straordinario come questo Mercanti di Futuro di Carlo Formenti e ti rendi conto che le tue confuse dietrologie hanno delle solide radici, ben raccontate e supportate da una completa indagine giornalistica e da un'efficace rassegna dell'evoluzione delle ideologie del lavoro e del mercato, dal postfordismo in poi.
Formenti parla di comunismo dei ricchi o di anarcocapitalismo per sintetizzare questo strano fenomeno della condivisione dei saperi così tipico di Internet: un mondo dove il copyright, la segretezza e la chiusura sono fuori posto e fuori moda, un mondo che non poteva non fare paura alle gerarchie delle multinazionali e all'industria culturale. Una lettura piacevolissima e consigliata a chiunque sia stato anche solo sfiorato dal sospetto che "per garantire agli esseri umani maggiore libertà e una qualità della vita decente - e anche per creare le condizioni per un mercato veramente libero! - occorre lottare perché una quota significativa delle tecnologie, delle strutture, delle conoscenze e delle reti di relazioni di cui è fatto l'universo socioculturale della Rete conservino il carattere di risorse comuni, liberamente accessibili a tutti" (pag. 21).

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